LA VERITA' DELL'ALLIGATORE
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Quando la vidi entrare, tailleur costoso e borsa rigida da professionista, capii subito che mi sarei perso parte del concerto di Cooper Terry che stava iniziando in quel momento.

Solo il chiarore fioca irradiato dai tubi fluorescenti delle pubblicità delle varie marche di birra illuminava l’interno del locale in cui mi trovavo - il Noisebar Banale - uno scantinato trasformato nel club più frequentato di Padova, situato al Portello, quella zona della città un tempo gagliardo quartiere di malaffare, oggi popoloso rifugio-dormitorio per universitari fuori sede: ogni cinque portoni una pizzeria al trancio, dopo dieci una lavanderia a gettoni e ovunque cumuli di biciclette arrugginite, incatenate ai pali della segnaletica stradale.

Detesto che qualcuno mi disturbi mentre ascolto del buon blues, ma allora capitava piuttosto di frequente. Tutti sapevano che fare il giro dei locali era l’unico modo per trovarmi: il mio nome non appariva sulla guida telefonica e nessuno conosceva il mio indirizzo.

Molti anni prima - ero ancora uno studente- la mia casa nel centro storico veniva aperta a chiunque si presentasse alla porta dichiarando di avere bisogno di un posto per dormire. Una sera era arrivato un tipo con l'accento romano, con una borsa sportiva ed una faccia che avevo già visto da qualche parte. Ci arrestarono all'alba. Lui è ancora dentro, io gli ho fatto compagnia per sette lunghi anni. Per cavarmela con molto meno avrei dovuto firmare certi verbali e riconoscere certe facce. Preferii starmene zitto. Non mi presentai nemmeno al processo, lasciando tutto solo l'avvocato d'ufficio, un tipo smilzo dagli occhi scuri vivaci, e con un vistoso paia di baffi. Tutti e due sapevamo che per me si poteva fare ben poco. Giudici e giornalisti mi definirono un irriducibile. Invece io non stavo né da una parte né dall'altra. Semplicemente non avevo nulla da dire.

© Copyright 1995 by Edizioni e/o - Roma

 
 
RECENSIONI E INTERVISTE:

In questa sezione raccoglieremo tutta la rassegna stampa relativa al romanzo man mano che i pezzi usciranno. E' da considerarsi perciò in costante aggiornamento.
Se avete recensioni da segnalarci le pubblicheremo quanto prima! Grazie.

DATA
TITOLO E AUTORE
TESTATA
1995
LA GIUSTIZIA? E' UN'OSSESSIONE - SIMONA DOTTI
LA SETTIMANA
Aprile 1996
GIALLI E NERI - MARIA VITTORIA VITTORI
MISCELLANEA INTERVISTE:

La Verità dell'Alligatore è un giallo "non giallo" con una serie di atmosfere noir francesi. Questo lavoro continua l'esperienza de "Il Fuggiasco" perché il mio impegno di scrittore voglio puntarlo soprattutto sulla dimensione della memoria da un lato e dall'altro sull'apporto tra esperienze incomunicabili e quindi non comprensibili dagli altri. Si tratta di un giallo un po' strano, in parte autobiografico perché ovviamente esprime dei punti di vista molto personali sua quella che è la giustizia. Parla soprattutto di mondi a parte, come quello dei musicisti, dei semiliberi.

Massimo Carlotto

Diego Minozio, La Provincia - 29 Giugno 1995

Sono sempre stato un lettore di fuga, visto che ho avuto una vita un po' travagliata negli ultimi 18 anni. Ho letto quello che mi capitava tra le mani, sempre con grande avidità, ma in modo casuale e disordinato. Come atmosfere sono molto legato alla letteratura sudamericana. Ho studiato il mondo del giallo molto approfonditamente perché, secondo me, i giudici ragionano proprio con la mentalità del giallo. Soprattutto i giudici popolari, che si rapportano alla realtà con quello che hanno visto in televisione e al cinema. Sembra incredibile ma è vero. Invece, la realtà è assolutamente il contrario. Nel "La verità dell'Alliagtore" esprimo proprio questo concetto.

 

Massimo Carlotto

Diego Minozio, La Provincia - 29 Giugno 1995

D: La trama?
Il protagonista è immaginario, e penso che sarà il protagonista di una serie di libri gialli. La storia è ambientata a Padova, si snoda in trenta giorni e parla di un delitto attuale e di uno del 1976. Per la casa editrice ho già diversi contatti...

Massimo Carlotto

Diego Minozio, La Provincia - 29 Giugno 1995

D: E poi c'è questo libricino "Dedicato a Laura", edito in questi giorni in cento copie dalla lecchese "Edizioni dell'ombra" di Calolziocorte. Sembra quasi un esperimento...


Il racconto riguarda la storia di una mia cugina "desaparecida" in Argentina, realtà che ho scoperto qualche mese fa casualmente, leggendo su un giornale. Mi sono informato, ho ricostruito un po' i miei legami familiari e ho scritto questa storia. Una storia drammatica, tragicissima. L'ho scritta perché sono stato contattato da Gaetano Bevilacqua delle "Edizioni dell'ombra" e dal suo collaboratore Roberto Alquati. Loro fanno questi lavori molto belli dove cogli proprio il gusto del libro e del rapporto tra grafica e scrittura. E' un raccontino che si ricollega a "Il Fuggiasco" perché continua il discorso della memoria. Io tendo sempre a ricostruire nel mio lavoro quella che è stata e che oggi è l'esperienza di questa generazione sconfitta degli anni Settanta, su quello che ha pagato ed ancora sta pagando. E' anche un omaggio da parte mia soprattutto alle madri di Plaza de Mayo, che sono state le prime nel mondo che con la loro forza hanno impedito la rimozione della memoria. Sono un esempio. Tra queste madri c'è una mia zia, Stella: questa è un po' la sua storia.

Massimo Carlotto

Diego Minozio, La Provincia - 29 Giugno 1995

D: E in questo c'era un po' di cattiveria? Uno spirito di rivalsa verso chi ti aveva...


No...no: l'ho sempre fatto! Ho deciso così proprio perché alla fine non è che possano venirmi a rompere perché ho scritto un romanzo...è solo un romanzo no?! E così ho sempre fatto anche in seguito. Però anche qui, più che voler pareggiare conti personali, che non me ne frega niente, ho voluto parlare di un mondo di potenti che realmente esiste ed ha dominato la città fino a tangentopoli, come i Cavalieri di Santa Costanza e questi giri qui, che tra l'altro oggi continuano a dominare anche se in maniera diversa... Se ho conti da regolare è con il potere in generale. E la forza del Noir sta proprio nella tripla chiave di lettura che offre in questi casi: pura finzione letteraria per i miei lettori in Germania o Francia, e doppia lettura per gli stessi Italiani: colpisce in pieno e coinvolge al cento per cento chi vive nei luoghi attraversati dai miei romanzi, e lascia comunque la possibilità di capire dei fenomeni comuni a tutta la penisola anche agli altri lettori che vedono solo la finzione narrativa...


Massimo Carlotto

Andrea Melis- 3q to Mess

D: Ma il Noir ti ha permesso in un certo senso anche di ri-narrare la tua vicenda autobiografica dall'esterno…


Ma, la Verità dell'Alligatore è certamente la mia storia, tant'è vero che a Padova, quando è uscito il libro, è scoppiato un casino, perché la gente per strada riconosceva i personaggi e li indicava...un macello...anche perché i nomi dei protagonisti risultano appena appena anagrammati...

Massimo Carlotto

Andrea Melis- 3q to Mess