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MONFALCONE: un crimine di pace.

3 - RECENSIONE di GABRIELE POLO , apparso sul Manifesto del 18 gennaio 2001

 

Amianto, ultima crociera. Un libro-denuncia sulle conseguenze mortali prodotte dal minerale nei cantieri navali di Monfalcone

 

"La città delle grandi navi da crociera": sulle strade che entrano a Monfalcone, questo cartello è spuntato da qualche anno. Vuole segnalare un vanto rivendicabile, quello di bastimenti bellissimi, costruiti per portare a zonzo per i mari più caldi i nuovi ricchi del mondo (che quelli "veri" e più antichi hanno ben altro modo di divertirsi). Il cartello segnala l'apparenza dei colori pastello su morbide curve di metallo dei nuovi giganti del mare, che nei porti fanno esclamare d'ammirazione. Non dicono niente - quei cartelli - del lavoro che quei magnifici oggetti contengono, né della precaria sofferenza - costruita su una lunghissima filiera d'appalti - da cui nascono. Ma rivelano comunque un salto di qualità, perché nessun cartello c'era quando negli stessi cantieri si costruivano mercantili o petroliere ben più grandi, che non potevano mascherare la ruggine e il sudore con l'eleganza delle crociere di lusso.

Da quasi cent'anni a Monfalcone si costruiscono navi e un'intera comunità è cresciuta sul quel lavoro, quasi senza pensare a ciò che portava con sé. Ogni tanto qualcuno moriva, cadendo da un'impalcatura, da un "ponte", schiacciato da una lamiera persa da una gru: erano incidenti visibili, cui la comunità operaia rispondeva chiedendo maggior sicurezza; ma nessuno pensava che quella fosse la normalità, erano - appunto - "incidenti". Nessuno sapeva che un tarlo stava scavando nei polmoni e nelle fibre degli operai, un "tarlo bianco", che preparava una malattia terribile, il mesotelioma della pleura. Per quei lavoratori, per i loro familiari, il "tarlo" era semplicemente la "polvere", quel pulviscolo che si alzava nel lavoro di coibentazione, nell'isolare termicamente le parti meccaniche e metalliche della nave.

Era l'habitat in cui vivevano quei lavoratori: nessuno pensava a cosa avrebbe prodotto. Poi in molti hanno cominciato a morire, ma tutti - a partire dall'azienda - negavano la relazione tra l'amianto e la malattia. Solo negli anni '80 qualche medico, qualche studioso, qualche parente ha cominciato a denunciare il problema amianto e a mettere in relazione i tumori al materiale usato per gli isolanti termici. E ci sono voluti anni di studi e denunce - a Monfalcone, come all'Eternit di Casale o alla miniera di Balangero - per arrivare alla proibizione dell'uso dell'amianto (che riempie ancora tanti edifici nostrani e che viene ancora usato in tutto il terzo mondo, come si conviene per le scorie del mondo ricco).

 

La rimozione e poi la negazione del problema sono durate troppo a lungo; e ancora oggi, in qualche misura, continuano nelle tante e difficili cause di risarcimento per le vittime. Contro questa rimozione arriva oggi un utile libro scritto da Alessandro Morena: si chiama Polvere (edizioni Kappa Vu) e racconta "la storia e le conseguenze dell'uso dell'amianto ai cantieri navali di Monfalcone". E' un libro-denuncia - che il comitato "Esposti amianto" potrà usare per far valere le proprie ragioni nelle cause contro la Fincantieri - che parte dalla documentazione scientifica e culmina nelle storie di vita attraverso le testimonianze delle vittime dell'amianto.

E' un libro semplice e terribile, perché la voce dei protagonisti illustra meglio di qualunque saggio quanto profonda sia la ferita lasciata nel territorio monfalconese dal terribile minerale e quanta indifferenza ci sia sempre di fronte alle condizioni (in questo caso ambientali) in cui il lavoro deve vendersi al profitto.

Nel libro di Morena - preceduto da un'introduzione di Vito Totire - c'è tutta la documentazione necessaria per conoscere il problema: il fatto che ci si muova su un terreno specifico, limitato (quello dei cantieri navali di Monfalcone) non toglie nulla al valore della ricerca, anzi ne aumenta il peso. Perché di vite concrete si parla.

Nato da una tesi di laurea, Polvere, diventa un vero libro di storia: attraverso la sua documentazione e le sue storie racconta la vita di una generazione che ha fatto del lavoro la chiave della propria emancipazione, anche a costo della salute. E' un libro che parla del recente passato, ma investe il presente: non solo perché ancora non si sa quanti siano stati i morti d'amianto nel territorio monfalconese (si parla di almeno 500 casi), non solo perché le cause di risarcimento sono tutte aperte, ma anche perché ripropone la centralità del rapporto uomo-ambiente sul lavoro e sottolinea come la condizione del lavoro rimanga l'elemento focale da cui ogni politica economica o sindacale dovrebbe partire. E' quello il nodo cruciale che piomba su ogni individuo o comunità; ed è quello il filo conduttore di un libro utile e prezioso che ricostruisce lo sterminio negato della "morte blu".

Ps: Il libro di Morena è dedicato alla memoria di Simonetta Ortaggi, che di Alessandro è stata la relatrice di tesi. Simonetta era una persona deliziosa e una ricercatrice rigorosa che ha dedicato la sua vita allo studio della storia del movimento operaio: ricordarla nell'incipit di questo lavoro è un altro pregio di Polvere.

GABRIELE POLO


- LEGGI L'ARTICOLO DI MASSIMO CARLOTTO APPARSO SUL MANIFESTO DEL 13 MAGGIO 2001

 

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