Indagando le forme e la scrittura del racconto
''noir'' italiano, è giocoforza parlare di Massimo Carlotto,
un autore che ha contribuito grandemente a diffondere questo genere
letterario presso il grande pubblico. Tuttavia associare il noir a Carlotto
non viene naturale solo perchè si tratta di uno scrittore di
storie criminali, a cavallo fra il giallo d'evasione e il poliziesco
impegnato, ma perchè si parla di un autore di romanzi la cui
biografia ha spesso assunto i temi e le forme del genere poliziesco.
Carlotto è stato un perseguitato politico di quella stagione
degli anni di piombo che ancora non chiusa in Italia, lo ha costretto
a viaggiare braccato da una Giustizia che, prima di riconoscere i propri
errori, si era palesata nella sua eperienza di ''fuggiasco'' (titolo
di un suo libro autobiografico), in forme brutali e perverse, ma anche
soggettivamente oniriche, ai confini della paranoia, per quasi vent'anni.
Ammesso che si possa lasciare da parte questa vicenda quando si incontra
uno come Carlotto, quello che si può dire è che come pochi
altri ha saputo portare alle estreme conseguenze l'intreccio tra fiction
letteraria, storia e vita vissuta, tipico di quei casi in cui si dice
che la realtà gareggia con l'immaginazione.
Tuttavia, piuttosto che parlare della sua prolifica attività
di scrittura e delle vicende che hanno segnato il suo percorso formativo
abbiamo preferito dialogare con lui sulla tecnica e le forme del genere
che ha contribuito a rinnovare e rinvigorire, il noir mediterraneo.
Carlotto è infatti il creatore di un personaggio letterario di
successo, l'Alligatore, un ispettore privato divenuto un culto per gli
appassionati del genere e della casa editrice E/O, che in Italia ne
cura le pubblicazioni.
In una recente intervista, Ellroy ha parlato
della sua idea del racconto giallo, riferendosi a una "tecnica
nella tecnica", e chiamando in causa termini quali "coincisione,
precisione, essenza ed essenzialità", oltre alla inevitabile
esigenza di dover comunicare senza languire nel linguaggio, indulgere
in idilli incerti. Insomma, una sorta di guida personale nelle misteriose
articolazioni di un noir ben congegnato. Ti riconosci in alcuni di questi
spunti? Hai qualcosa da aggiungere attraverso la tua esperienza?
Racconto o romanzo, per me non cambia molto nella forma della mia scrittura.
Quello che mi interessa è curare il rapporto con il lettore,
che non deve essere alterato dalle soluzioni tecniche preferite. Mi
piace immaginare che un romanzo funzioni semplicemente quando fa dimenticare
al lettore il latte sul fuoco. Naturalmente, la costruzione del testo
deve essere veloce e coincisa, ma a comandare deve essere la storia,
il nucleo narrativo. D'altronde, il metodo descritto da Ellroy ha una
teoria di lavoro tipicamente americana, con i suoi pregi e i suoi difetti,
come è giusto che sia. Io preferisco lavorare ad un progetto,
intorno a un progetto che abbia diverse soluzioni espressive oltre la
scrittura, come il cinema, il fumetto, la televisione. Quello che mi
sembra importante della narrazione di una storia criminale oggi, è
l'utilizzo che spesso ne facciamo per raccontare altro e per leggere
altro, voglio dire il sociale, il politico, il quotidiano.
Parlando di noir, se si volesse andare alla ricerca
di una tradizione letteraria ben precisa, ci si perderebbe nel mare
della probabilità combinatoria che l'arte della scrittura contempla.
Ma la tendenza moderna alla creazione di un personaggio, del detective
forgiato, per così dire, dal suo demiurgo con lo strumento della
penna sembra aver ricevuto una attenzione particolare dagli autori moderni,
di cui anche tu sei testimone con il personaggio dell'Alligatore. Allora,
per tentare un riferimento italiano, viene in mente un nome, e un'opera,
Gadda e il suo Pasticciaccio, come elaboratore di una linea di intreccio
tra storia e protagonista che alla metà degli anni '50, nel Novecento
ha avuto una importanza rilevante soprattutto per un certo rapporto
tra linguaggio e trama. Che ne pensi?
''L'opera di Gadda, almeno per me, è considerata un preciso riferimento
letterario. Più che l'italo-russo Giorgio Scerbanenco, che molti
scrittori "di genere" oggi considerano ideale iniziatore di
un certo tipo di racconto poliziesco, direi che è Machiavelli,
insieme a Gadda, ad essere il punto di osservazione nella tradizione
letteraria. E questo secondo me dimostra una cosa molto importante,
cioè il superamento pressochè definito, se non definitivo,
del "genere". Ormai il genere è un pentolone che bolle,
ma non in senso negativo. Bolle di tutto, e quindi si mescola. Si superano
i confini. E questo stimola, non è detto che debba per forza
omologare. Si poteva fare anche prima. Ma in Italia, l'interesse per
la letteratura noir è iniziata tardi, sia da parte degli scrittori
che dei lettori, e questo ha anche causato il tardo riconoscimento culturale
di uno come Gadda.
Il ritmo imposto dal mercato nel momento del
successo, dall'attesa dei lettori che oramai affabulati devono essere
soddisfatti da nuove storie, comporta un problema per la qualità
complessiva della tua scrittura?
Dipende dalle scelte che ciascun autore autonomamente fa. Dell'Alligatore,
ad esempio, il prossimo episodio non uscirà prima di qualche
anno, perchè sto pensando di anticipargli la pubblicazione della
versione fumettistica del romanzo. Il malumore tra i lettori, per questo,
è già tangibile, e forse economicamente non conveniente,
le case editrici non sono contente, e tutto il resto...Ma alla fine
quello che deve contare è la scelta di chi propone un'idea, i
tempi non devono essere dettati da fattori diversi, consci di sopportare
i problemi che da tale scelta scaturiscono.
Qualche idea di imminente realizzazione?
Mi piace molto sperimentare, e dunque sto provando a tastarmi su nuove
eperienze culturali, come appunto il fumetto sulle nuove indagini del
personaggio dell'Alligatore. Il prossimo libro che proporrò sarà
un monologo teatrale. Naturalmente noir.
Insieme a quelli dell'Alligatore, fra i testi
più noti Di Massimo Carlotto pubblicati per le edizioni ''e/o'':
''Il Fuggiasco, ''Le Irregolari'', ''Arrivederci amore ciao'', ''Il
corriere colombiano'', ''Nessuna cortesia all'uscita''.
Emiliano Sbaraglia