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L'oscura immensità della morte
recensione di Pietro Cheli
Apparsa su Diario del 23 Aprile

Massimo Carlotto è un infaticabile viaggiatore nel lato oscuro della vita. Ha iniziato a scrivere trasformando in libro una vicenda personale che lo aveva portato prima nelle patrie galere e poi in giro per il mondo accumulando, sino alla grazia ricevuta dal presidente Pertini, un bagaglio di conoscenze notevole travasato nell’Alligatore, detective che ama il blues e ormai protagonista di una serie di avventure che oltre alle indagini raccontano le evoluzioni del Nordest italiano. Ma nell’attività di questo scrittore noir nel senso più autentico del termine – abile nel porta il lettore a scoprire zone nascoste della quotidianità e delle coscienze – c’è spazio per altri romanzi che affrontano storie quotidiane, ma delle quali offre un quadro completo, oltre la cronaca. Prendiamo quest’ultimo. Inizia con un ergastolano – condanna in seguito all’efferato omicidio di un bambino e della madre – che, malato di cancro, volendo la grazia, ha bisogno di un gesto d’assenso dal padre e marito delle vittime di cui sopra.


Il fatto scatena nell’uomo, ancora ferito a distanza di 15 anni – «Per perdonare bisogna provare sentimenti, avere una vita» – una serie di reazioni a catena che lo trasformano in carnefice, un percorso che ricorda il Borghese piccolo piccolo di Cerami. La storia è ricca di sfumature e colpi di scena – sarebbe banale riassumere la trama che avvince il lettore – ciò che più colpisce è quell’intricato fascio di sentimenti, segno di lutti mai elaborati. Carlotto riesce a mettere a fuoco quel vivere lungo l’oscura immensità del titolo: «È tutto buio, Silvano», dice la moglie mentre muore, «Non vedo nulla, ho paura, ho paura, aiutami è buio», frase che diventa fil rouge della vicenda scandendo i diversi stati d’animo dei personaggi.


Nel frattempo, come si diceva, Carlotto non rinuncia, con l’abilità già dimostrata, a raccontare come cambia il mondo che ti gira intorno. Come il benessere costruito a partire dagli anni Novanta inizi a mostrare crepe non avendo seguito il denaro facile una crescita umana e culturale. «Qui guadagno bene e il lavoro è sicuro. Che mi serve studiare?», è una frase lasciata scivolare da un personaggio minore, una ragazza che preferisce una cassa di una tabaccheria in un centro commerciale ai libri, ma che sintetizza uno stato d’animo. Alla fine si scopre che un lato noir è nella vita di tutti. Per conoscerlo e approfondirlo l’appuntamento con Massimo Carlotto è alle 18.30 del 29 aprile alla Fnac di Milano.


Pietro Chieli


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