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corso di una rapina ad una gioielleria di una città del Nordest
due malviventi per coprirsi nella fuga prendono in ostaggio una donna
e suo figlio di otto anni. Raffaele Beggiato, uno dei due criminali, all’improvviso
incomincia a sparare e finisce per uccidere madre e figlio.
Inizia così il nuovo romanzo di Massimo Carlotto, considerato il
miglior esempio del noir italiano.<<L’oscura immensità
della morte>>, come tutti i suoi libri, esamina gli spetti drammatici
di fenomeni deliquenziali, volgendo lo sguardo alle problematiche irrisolte
della giustizia nell’Italia contemporanea.
La figura centrale del romanzo diventa Silvano Contin, marito di Clara
e padre di Enrico, barbaramente assassinati dalla follia omicida di un
delinquente comune. Inizia qui il viaggio introspettivo di Carlotto nel
comportamento quotidiano di Silvano che si ritrova prigioniero della solitudine
e della memoria.
Da quel giorno Silvano non è più lo stesso .Egli si sente
posseduto dalla oscura immensità della morte che lo ha radicalmente
cambiato fino al punto di incattivirne il comportamento
La tensione sale quando l’autore mette a confronto le due sofferenze.
Quella del rapinatore, che finito in carcere scopre di avere un cancro.
Quella di Silvano che non si dà pace e non si accontenta della
sentenza di condanna del tribunale e inizia a meditare la sua vendetta
che lo porterà a diventare un assassino.
Il colpevole e l’offeso si confrontano, entrambi ossessionati dal
pensiero del dolore e della morte.
Il ritmo dell’azione è incalzante. Con un linguaggio essenziale
e crudo l’autore si pone importanti domande alimentate dalla confusione
dei ruoli: la vittima decide di diventare giustiziere e il colpevole non
riesce a trovare pace perché quella morte per cui è stato
punito adesso sta per avvolgerlo nel buio.
Il confronto di queste due sofferenze rivela il lato tragico dell’esistenza
. Dalle spietate conseguenze che questa storia avrà è possibile
trarre delle conclusioni ma non delle risposte definitive.
Mettendo di fronte il colpevole e l’offeso, che a sua volta diventa
giustiziere , il lettore è giusto che si chieda: chi fra i due
e il peggiore? Dove si annida il male?
In un modo e nell’altro le due tragedie si fondono e finiscono per
somigliarsi.
La devastante oscurità della morte è l’ossessione
che sconvolge la vita di entrambi i protagonisti lacerati dai rispettivi
drammi personali.
Carlotto riesce benissimo a descrivere la psicologia di Raffaello e Silvano
, che per diverse circostanze incontrano sulla loro strada le spietate
ragioni del male.
Alla fine è davvero difficile trovare la soluzione al problema
ma sono numerose le domande che la lettura di questo libro suscita per
l’attualità problematica degli argomenti trattati.
La vittima del delitto deve limitarsi a rispettare la sentenza che condanna
il proprio carnefice. Se invece decide di diventare uno spietato giustiziere,
come il protagonista del nostro romanzo, la verità verrebbe capovolta
e sarebbero di colpo oscurate le sacrosante ragioni di uno Stato di Diritto.
Questa è la strada da seguire. E’ necessario dare risposte
concrete ai tanti problemi irrisolti della giustizia. Carlotto, che si
conferma autorevole autore nel panorama attuale del noir, ci prova anche
con questo libro. Mai sottovalutare la capacità creativa di abili
romanzieri.
Nicola Vacca
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