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L'oscura immensità della morte
recensione di Nicola Vacca
Apparsa sul Secolo d'Italia del 23 Maggio 2004

Nel corso di una rapina ad una gioielleria di una città del Nordest due malviventi per coprirsi nella fuga prendono in ostaggio una donna e suo figlio di otto anni. Raffaele Beggiato, uno dei due criminali, all’improvviso incomincia a sparare e finisce per uccidere madre e figlio.
Inizia così il nuovo romanzo di Massimo Carlotto, considerato il miglior esempio del noir italiano.<<L’oscura immensità della morte>>, come tutti i suoi libri, esamina gli spetti drammatici di fenomeni deliquenziali, volgendo lo sguardo alle problematiche irrisolte della giustizia nell’Italia contemporanea.
La figura centrale del romanzo diventa Silvano Contin, marito di Clara e padre di Enrico, barbaramente assassinati dalla follia omicida di un delinquente comune. Inizia qui il viaggio introspettivo di Carlotto nel comportamento quotidiano di Silvano che si ritrova prigioniero della solitudine e della memoria.
Da quel giorno Silvano non è più lo stesso .Egli si sente posseduto dalla oscura immensità della morte che lo ha radicalmente cambiato fino al punto di incattivirne il comportamento
La tensione sale quando l’autore mette a confronto le due sofferenze. Quella del rapinatore, che finito in carcere scopre di avere un cancro. Quella di Silvano che non si dà pace e non si accontenta della sentenza di condanna del tribunale e inizia a meditare la sua vendetta che lo porterà a diventare un assassino.
Il colpevole e l’offeso si confrontano, entrambi ossessionati dal pensiero del dolore e della morte.
Il ritmo dell’azione è incalzante. Con un linguaggio essenziale e crudo l’autore si pone importanti domande alimentate dalla confusione dei ruoli: la vittima decide di diventare giustiziere e il colpevole non riesce a trovare pace perché quella morte per cui è stato punito adesso sta per avvolgerlo nel buio.
Il confronto di queste due sofferenze rivela il lato tragico dell’esistenza . Dalle spietate conseguenze che questa storia avrà è possibile trarre delle conclusioni ma non delle risposte definitive.
Mettendo di fronte il colpevole e l’offeso, che a sua volta diventa giustiziere , il lettore è giusto che si chieda: chi fra i due e il peggiore? Dove si annida il male?
In un modo e nell’altro le due tragedie si fondono e finiscono per somigliarsi.
La devastante oscurità della morte è l’ossessione che sconvolge la vita di entrambi i protagonisti lacerati dai rispettivi drammi personali.
Carlotto riesce benissimo a descrivere la psicologia di Raffaello e Silvano , che per diverse circostanze incontrano sulla loro strada le spietate ragioni del male.
Alla fine è davvero difficile trovare la soluzione al problema ma sono numerose le domande che la lettura di questo libro suscita per l’attualità problematica degli argomenti trattati.
La vittima del delitto deve limitarsi a rispettare la sentenza che condanna il proprio carnefice. Se invece decide di diventare uno spietato giustiziere, come il protagonista del nostro romanzo, la verità verrebbe capovolta e sarebbero di colpo oscurate le sacrosante ragioni di uno Stato di Diritto.
Questa è la strada da seguire. E’ necessario dare risposte concrete ai tanti problemi irrisolti della giustizia. Carlotto, che si conferma autorevole autore nel panorama attuale del noir, ci prova anche con questo libro. Mai sottovalutare la capacità creativa di abili romanzieri.

Nicola Vacca

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