TORNA ALL'HOMEPAGE DI MASSIMOCARLOTTO.IT
TORNA INDIETRO DI UNA PAGINA
TORNA ALL'HOMEPAGE DI MASSIMOCARLOTTO.IT| ACQUISTI ONLINE |FORUM | MAILING LIST | CONTATTACI | LINKS |
L'oscura immensità della morte
di
Cassel58
(apparso su http://cassielheaven.splinder.it/1080304836#1703262)



Le storie di Massimo Carlotto sono apparentemente prive di buoni sentimenti. Rintracciare nei suoi romanzi, al primo approccio, questo elemento è quasi impossibile. Eppure anche se il cinismo sembra farla da padrone, non lo è mai fino in fondo. La vera caratteristica che contraddistingue molti dei suoi scritti è il rifiuto di ogni tipo di manicheismo. Carlotto presenta una condizione individuale e sociale ridotta ad una penosa disumanità, aldilà del bene e del male, per poi scavare nelle coscienze, alla ricerca di un barlume di quello che erano una volta o di quello che potrebbero essere, e tentare una disperata ricomposizione.
Un luogo comune potrebbe indurci a pensare che Carlotto costruisca queste storie condizionato negativamente dalla sua vicenda giudiziaria. Lunghissimi anni di latitanza e altri anni di carcere per un delitto mai commesso. Ovviamente in parte può essere anche vero, ma quella che può apparire come la distorsione della realtà causata da un'esperienza così dolorosa, è invece il risultato di un percorso interiore che lo ha reso immensamene più ricettivo e sensibile nell'analizzarla meglio. In un'ottica più coinvolgente, di quanto potrebbe fare chi invece si è tenuto constantemente lontano dalle contraddizioni più difficilmente digeribili della nostra società.


Ma torniamo ai buoni sentimenti. Nonostante la resistenza palese che Carlotto adopera nell'accettarli, la solidarietà e la pietà, nei confronti di chi è portato dalla vita ad affrontare grandissimi dolori, alla fine è talmente forte, da non riusicire ad impedire allo scrittore una costruzione morale dei suoi apologhi. Naturalmente le sue storie sono interamente nere, senza speranza o quasi, come lo potevano essere la "trilogie noir" di Malet oppure molti dei romanzi di Izzo. E' senz'altro il più nero degli scrittori italiani, ma il motivo principale sta appunto nel rifiuto quasi assoluto della divisione tra buoni e cattivi. I suoi personaggi, quelli più forti, quelli che fanno la storia delle vicende che racconta, e che condizionano più o meno apertamente l'andamento reale della società, sono uomini che si muovono costantemente in un'indefinita zona grigia. Esseri disperati che hanno perso tutto e si dibattono, cercando di liberarsi dal loro enorme dolore, e che, come uno dei due protagonisti di questo romanzo, sono precipitati nell'oscura immensità della morte.


Questi uomini e donne sono deboli, una parte dei deboli, quelli che, a prescindere dalle storie personali, sono non solo le vittime del fato e delle scelte individuali più o meno cercate e volute. Ma anche dell'ingiustizia di uno Stato che poco o per nulla si preoccupa di loro, di chi subisce torti assurdi, come l'omicidio di persone care, e di chi recluso, dovrebbe essere reintegrato nella società e non solo punito. Dura è la denuncia nei confronti della condizione carceraria, nonostante quello che si pensi comunemente, le carceri italiane non sono quegli idilliaci pensionati, di cui molti nostri politici vanno sproloquiando in giro.
Gli altri deboli, i più numerosi, la massa dei senza voce, sono o vittime schiacciate da un'esistenza ai margini del nulla o degli illusi che cercano di riscattare la loro incapacità di cambiare le cose, con gesti di solidarietà individuale, che, frustrati, si scontrano con il Leviatano della violenza e dell'ingiustizia.
Il dolore quindi resta una dimensione del tutto personale con la quale fare i conti senza nessuno o quasi che ti aiuti veramente, facendo prevalere alla fine solo le ragioni della vendetta personale e pubblica e quelle dell'egoismo e del pregiudizio. E a nulla servono costruzioni ipocrite, che nascondono la speculazione politica di chi vuole condizionare l'opinione pubblica o mettere a tacere la propria e l'altrui coscienza.


A Silvano Contin hanno ucciso moglie e filglio di otto anni, presi ostaggio durante una rapina. Ad assassinarli è stato Raffaello Beggiato, che viene catturato subito dopo dalla Polizia, mentre il suo complice fugge. Viene condannato all'ergastolo, ma dopo quindici anni Beggiato è ammalato di cancro, gli resta poco da vivere ed è in attesa della grazia o della sospensione della pena, ma per ottenerla ha bisogno del perdono di Contin. E' su questa idea iniziale che si sviluppa il romanzo di Carlotto e durante il suo svolgimento assistiamo non solo al capovolgimento graduale di fronte tra vittima e carnefice, ma anche alla progressiva trasformazione interiore dei due protagonisti. Carlotto usa un espediente molto efficace. A parte il prologo, i capitoli si alternano con i nomi di Silvano e Raffaello e sono raccontati con la loro rispettiva voce narrante. Il punto di vista che muta continuamente e che segue linee assolutamente mai convergenti, se non quella del legame indissolubile del crimine, è il momento centrale su cui è costruita tutta l'essenza della storia. Carlotto è bravissimo a rendere l'idea di due coscienze così diverse, identificandosi in ognuna delle due in maniera altamente partecipata ed intensa.


Siamo lontani qui dall'etica terribile e cinica dell'altro suo capolavoro, quell'"Arrivederci amore ciao", nel quale il protagonista è un essere oramai svuotato da ogni sentimento umano e che alla fine si rivela solo una sorta di macchina crudele. Vicenda dove è difficile rintracciare lo status di vittima sociale del personaggio, se non andando a scandagliare i lontani recessi della sua infanzia.
Questa invece è la storia commovente di due vittime palesi, parabola sul rimorso e sul perdono. Esseri che non troveranno mai un filo per poter comunicare aldilà del dolore, della sofferenza e dell'odio, e seppure uno dei due sembra condannato a ridursi al cinismo assoluto del protagonista dell'altro romanzo, alla fine non ci riuscirà, perchè sarà per sempre travolto e imprigionato dall'oscura immensità della morte. Lo sarà ancor più che all'inizio della vicenda, condizione di immenso dolore che ha sempre vissuto e vivrà in una solitudine allucinante. Il finale è caratterizzato da un colpo di scena incredibile e assolutamente inatteso, che esprime per intero il messaggio più squisitamente morale dell'opera.
Da segnalare infine la prosa di Carlotto, essenziale, diretta, asciutta e priva di fronzoli inutili, che anche in questo romanzo, come nei suoi precedenti, riesce a catturare l'attenzione del lettore dalla prima all'ultima riga, qualità che contribuisce a farne uno dei migliori scrittori italiani del panorama odierno.

Cassel54

TORNA INDIETRO DI UNA PAGINA

ROMANZI OPERA IN GENERALE TEATRO SCRITTI VARI BLUES NOIR MEDITERRANEO

| ACQUISTI ONLINE |FORUM | MAILING LIST | CONTATTACI | LINKS |