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| «L'oscura
immensità della morte» di Valerio Calzolaio (apparso su Salvagente) |
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Erano morti, casuali ostaggi di una rapina; preso l’assassino con botte e condanna, fuggito il complice con la refurtiva. Raffaello Beggiato, strafatto di coca, li aveva uccisi. Marcisce in carcere, una vita monotona e ripetitiva, cella numero 5, seconda sezione. Ha quarantacinque anni, occhi chiari, non crede ma va a messa, fuma e esagera col valium prescritto e le droghe procurate con denaro materno, patisce vessazioni e corruzione, buono ergastolo della pena. Gli diagnosticano un grave tumore allo stomaco, senza speranze di guarigione. Dopo tre evasioni andate in fumo, ora organizza un piano. Come specchietto per le allodole, chiede la grazia. La procedura prevede che implori perdono e che le parti offese esprimano un parere. Non ci conta ed ha ragione: negativo. Il vero obiettivo è la sospensione pena per malattia, ottenere soldi e passaporto dal socio, scomparire in Brasile, morire libero. La prima istanza è accolta. Il seguito si complica perché Contin esce dal buio evocato dalla moglie prima di spirare e il commissario Valiani indaga. Altri ci rimettono. La prima persona passa dall’uno ergastolano all’altro, personaggi teatrali non seriali, nel nuovo originale romanzo del quarantottenne già fuggiasco Massimo Carlotto (“L’oscura immensità della morte”, e/o, pag.200, euro 13), dotato di titolo ossessivo, di tutti i “canoni” del noir (se esistono) e di qualcosa in più. Il libro è intelligente, intrattiene il cervello, informa sui carceri, impone qualche riflessione critica a chi ha l’incarico di approvare o attuare (non usare) le leggi, in particolare quelle sulla “giustizia”. I barlumi di follia esplodono quando le diverse
richieste di grazia e di perdono fanno cortocircuito (le citazioni iniziali
sono di Berruti e Ferlosio). Ovvio che si mangi male, senza cura; e che
si ascolti solo la memoria dei Pooh. Segnalo il ministro Castelli, 33.
Consigliato ai vivi, affinché convivano. Vivido. Valerio Calzolaio |
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