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Un borghese piccolo e criminale
di R.C. (La Nuova Sardegna 12 marzo 2004)


E’ da oggi in libreria “L’oscura immensità della morte” (edizioni e/o, 13,00 euro, 173 pagine) il nuovo romanzo di Massimo Carlotto, che racconta di perdono e vendetta.
Un Carlotto sempre più noir, attento a evitare qualsiasi connotazione morale in questa cinica storia disperata e dolorosa di un borghese piccolo piccolo e della sua lucida trasformazione in folle giustiziere criminale.


Più nera, perché non riguarda solo banditi, mafiosi e malavita spietata, ma mette la lente su come sia facile saltare il confine del delitto anche per Silvano Contin, un “regolare”, come lo chiama Raffaello Beggiato, pluriomicida condannato all’ergastolo che aspira alla grazia o alla sospensione della pena per buona condotta e perché coi giorni contati per via di un cancro allo stomaco.


Beggiato, durante una rapina, strafatto di coca, uccise a sangue freddo il piccolo figlio di Contin, Enrico, e la moglie Clara, presi casualmente come ostaggi all’arrivo della polizia, che lo arresta, mentre il suo complice riusciva a eclissarsi con il ricco bottino. Poi, per cercare di attenuare le proprie responsabilità in tribunale, ha sempre negato di essere stato lui a sparare e non ha mai fatto il nome del compagno.
Da allora Contin, che perde il lavoro, si riduce a fare il ciabattino e vive praticamente in solitudine assoluta, precipita in quella che lui stesso definisce l’oscura immensità della morte, “condannato all’ergastolo del dolore”, come sintetizza Beggiato, aggiungendo di averne visi “tanti di ergastolani impazzire di disperazione e lui era come loro”. Una follia che esplode liberamente il giorno in cui proprio Beggiato chiede la grazia e Contin è chiamato per legge a dover dare o meno il suo perdono.


Quest’ultimo lo subordina al fatto che l’altro gli riveli il nome dell’assassino dei suoi cari, del suo complice. Non riuscirà naturalmente ad averlo da chi spera comunque di uscire e sa che la sua omertà sarà ripagata con metà della refurtiva di allora. Ma in qualche modo, a un certo punto, Contin avrà quel nome e metterà in atto una vendetta a quindici anni di distanza, fredda, sadica, sanguinaria irrompendo nella vita di una coppia tranquilla , che ha praticamente dimenticato il proprio passato e si è ricostruita una vita normale.
Carlotto racconta questa storia intrecciando, capitolo dopo capitolo, i punti di vista dei due protagonisti. Silvano e Raffaello, e mostrando attorno a loro un mondo attento solo al proprio tornaconto, sempre ambiguo o indifferente, di prigioni infernali, di dame pietose, di puttane oneste, di commissari intelligenti, di giornalisti impietosi. Lo fa con la sua scrittura essenziale e con una costruzione narrativa coinvolgente. Così, mentre i due ex banditi sono cambiati, hanno riflettuto sul loro passato, e su come si siano rovinati l’esistenza, il borghese piccolo piccolo, la loro vittima si trasforma in un efferato criminale, macchiandosi di un duplice omicidio. Poi, nonostante un vecchio commissario abbia capito tutto e sia riuscito a ricostruire i fatti, questi la farà franca perché al suo posto, come a saldare un debito antico, ci penserà Beggiato, che tanto ormai ha i giorni contati.


Contin riuscirà a fare quello che l’ergastolano sognava di mettere in atto per sé, fuggire col bottino in Sudamerica e vivere come un signore, lasciandosi tutto alle spalle. E ci riesce solo con l’aiuto di psicofarmaci che gli levano dalla testa finalmente l’immagine dei due corpi dei propri cari all’obitorio, cui si sono aggiunte quelle dei volti delle sue due vittime.


Nel nostro mondo anche il rimorso si può cancellare, chimicamente. E si entra – per caso o per scelta – nella spirale dell’odio e del sangue, nessuno si salva e le parti sono intercambiabili: un tranquillo borghese ben integrato può diventare un sadico omicida e un incallito criminale, segnato da anni e anni di galera, può fare un gesto a suo modo riparatore. Inutile cercare di stabilire confini e differenze in una società che non è più capace di esprimere certezze e ideali o principi etici.

R.C.

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