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Con "La verità dell'alligatore"186
egli inaugura, infatti, una serie di noir che coniugano insieme
fantasia e realtà, avventura e senso del tempo vissuto, per «raccontare
veramente come stanno le cose nelle ricche società occidentali,
laddove, come scrissero cinquant'anni fa Horkheimer e Adorno, i
rackets illegali e quelli legali si confondono, e la faccia dell'assassino
e quella del governatore hanno gli stessi lineamenti».187
Evidenti i legami con la tradizione del romanzo poliziesco di Hammett
e di Chandler (Il grande sonno è una frequente citazione assieme
ai film di genere),188 ma anche con
quella italiana, per la scrittura ironica e distaccata con cui fa
emergere le dimensioni meschine della nostra provincia, l'attenzione
per le periferie e per i personaggi marginali.
Quando la vidi entrare, tailleur costoso e borsa rigida da professionista,
capii subito che mi sarei perso parte del concerto di Cooper Terry
che stava iniziando in quel momento.
Solo il chiarore fioca irradiato dai tubi fluorescenti delle pubblicità
delle varie marche di birra illuminava l'interno del locale in cui
mi trovavo - il Noisebar Banale - uno scantinato trasformato nel
club più frequentato di Padova, situato al Portello, quella zona
della città un tempo gagliardo quartiere di malaffare, oggi popoloso
rifugio-dormitorio per universitari fuori sede: ogni cinque portoni
una pizzeria al trancio, dopo dieci una lavanderia a gettoni e ovunque
cumuli di biciclette arrugginite, incatenate ai pali della segnaletica
stradale.
Detesto che qualcuno mi disturbi mentre ascolto del buon blues,
ma allora capitava piuttosto di frequente. Tutti sapevano che fare
il giro dei locali era l'unico modo per trovarmi: il mio nome non
appariva sulla guida telefonica e nessuno conosceva il mio indirizzo.
(VDA, 7)
Così si presenta Marco Buratti, un investigatore che si è guadagnato
la stima dei malavitosi scontando sette anni di galera per una condanna
ingiusta, senza cedere alle lusinghe della riduzione di pena. Un
«irriducibile» che un tempo faceva il cantante in un gruppo rock,
gli «Old Red Alligators» da cui ha ripreso quel soprannome
di «Alligatore» che sa di palude, ma anche di morso micidiale: non
canta più, ma è rimasto un fanatico appassionato del blues che gli
ha intaccato l'anima ed è il suo principale nutrimento e sostegno.
Odia le armi, beve molto ed esclusivamente «calvadòs», In ricordo
di una donna perduta in Francia, e sta sempre dalla parte dei perdenti
per soddisfare un insaziabile, ossessivo, bisogno di giustizia che
nasce dal trauma dell'ingiustizia subita.
I suoi metodi e le sue alleanze sono poco ortodossi e ne fanno
un detective "sui generis" che ha qualche innegabile consonanza
con Phiipe Marlowe, il suo whisky, il suo cuore freddo e il suo
odio per i compromessi, anche se l'Alligatore non cerca la verità
dentro la lotta perenne tra il bene e il male. Molto più espliciti
e riconoscibili sono infatti i riferimenti e le citazioni presi
in prestito dalla storia vera di Carlotto, a partire dalla città
dove è ambientata la vicenda.
La donna elegante che io ha rintracciato al Banale è un avvocato
difensore preoccupata per la scomparsa del suo cliente, Alberto
Magagnin che, nonostante si proclami innocente, sta scontando una
pena a diciotto anni di reclusione per l'omicidio di una donna e
gode attualmente di un regime di semilibertà.
L'Alligatore accetta l'incarico di rintracciare il "fuggiasco"
e si fa aiutare nelle indagini da Beniamino Rossini, noto nell'ambiente
come «il vecchio Rossini», personaggio simbolo della malavita milanese,
specializzato in rapine a furgoni portavalori, conosciuto dietro
le sbarre dell'isola di Pianosa: un vero duro, cinquant'anni ben
portati e un fisico «alla Moser», baffetti alla Xavier Cugat,
elegante, romantico, perennemente abbronzato. Fedele al rigido codice
d'onore della mafia d'antan ormai in estinzione, disgustato dalla
nuova malavita degli spacciatori, egli si è ritirato definitivamente
a Punta Sabbioni dove pratica il contrabbando con la vicina Dalmazia.
Insieme costituiscono una coppia stravagante, ma imbattibile, quando
si tratta di sbrogliare intricate matasse.
Dopo un secondo omicidio, di cui si accusa sempre il povero
Magagnin, essi cercano informazioni battendo i bassifondi della
città tra spacciatori, tossici e coatti, incontrando strani personaggi
legati all'estremismo di sinistra come «Max la memoria» che
ha un intero archivio di controinformazione costruito negli anni
Settanta, ex brigatisti come Camillo Piron detto il Colonnello,
una donna esperta di terrorismo culturale che si nasconde sotto
il «multiple name» di Luther Blisset, ma anche analizzando,
con l'acume sorvegliato degli esperti, le perizie anatomopatologiche
e tossicologiche compiute sui cadaveri. 189
I metodi utilizzati per scoprire la verità non saranno sempre
ortodossi e, alla fine, decideranno di servirsi del potere amplificativo
dei mass media, fornendo il materiale di prima mano per gli articoli
di un coraggioso giornalista, smascherando così un delitto che sembrava
perfetto proprio perché un innocente era stato accusato al posto
dei colpevoli.
Con un movimento di ostentata verticalizzazione, dal basso verso
l'alto, la pista tenderà a salire tutti i gradini della buona borghesia
padovana dove il ricatto e la corruzione è norma di vita; avvocati,
medici legali, industriali passati indenni attraverso gli scandali,
prostitute di lusso, cocaina e hardcore, associazioni e club esclusivi,
il più importante dei quali è quello dei Cavalieri dell'ordine di
santa Costanza:
Con la benedizione e la copertura, penso inconsapevole, di una
parte del clero, questa struttura in realtà raccoglie tutto il marcio
di questa città - da vecchi arnesi fascisti implicati in Gladio
e varie trame nere, a esponenti corrotti del mondo politico, finanziario,
giudiziario, militare - ed è a sua volta trasversale ad altre strutture,
lobby o logge massoniche, anche estere.(VDA, 154)
Quando la trappola scatterà, dopo una lunga sequenza di morti
e delitti, i due amici saranno costretti ad emigrare in Francia
per sottrarsi alla vendetta dell'apparato politico ed economico
messo sotto accusa. "Everyday I bave the blues" cantata dalla voce
inconfondibile di B.B. King fa da sottofondo musicale alloro viaggio
e a una pagina ritmata e vibrante di malinconia.
Sarà ancora un raro disco di blues del 1956, "Last session di
Blind Willie McTell", ricevuto in regalo al momento della fuga a
Parigi, da un misterioso cliente che vive in Sardegna, a preannunciare,
con un procedimento seriale, a incastro, la seconda avventura dell'Alligatore,
Il mistero di mangiabarche.190
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