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- L'OPERA IN GENERALE -

Alberto Casadei: ricercatore di letteratura italiana presso l'Università di Pisa.

Dal paradigma indiziario alla giustizia impossibile: mutamenti di un genere
(L'indice dei libri del mese - Settembre 1999)

E' ormai evidente che il giallo, una delle forme simboliche più rappresentative del nostro tempo nella letteratura di consumo ma anche in quella colta, è stato soppiantato dal noir nei favori del grande pubblico, anche se, come è ovvio, continuano ad essere pubblicati gialli classici che godono di buon successo (in Italia ad esempio quelli, epigonali, di Andrea Camilleri). Quali sono i motivi di questo avvicendamento? Si tratta in effetti di strutture narrative in gran parte sovrapponibili, essendo fondate sulla ricerca di una verità plausibile, dopo che si è verificata un'effrazione palese delle leggi umane. Ma è già nelle modalità di conduzione della trama che si colgono le prime differenze: il giallo privilegia il "paradigma indiziario", secondo la definizione che di questo procedimento ha dato Carlo Ginzburg (in Miti, emblemi, spie, Einaudi, 1986); invece il noir, che pure può impiegare a tratti questo paradigma, propone continue sorprese e contraddizioni nell'intreccio, quasi che le ipotesi investigative fossero smentite da una realtà proteiforme, che si modifica proprio quando pare vicina una soluzione.

Si potrebbe allora parlare di un avvicinamento alla realtà non censurata da parte degli scrittori di noir, e questo giustificherebbe la forte presenza di tratti mimetici in questo genere, riconoscibili nel linguaggio gergale e crudo, nelle ambientazioni che propongono i bassifondi contemporanei (che possono per latro essere identificati nei luoghi della malavita, ma anche in quelli occupati dagli uomini di potere), e soprattutto nella violenza continua e addirittura non necessaria. Ma non credo che sia il realismo l'aspetto più importante del noir, perché è chiaro che una rappresentazione di questo tipo può facilmente sfociare nel manierismo e nell'estetismo della violenza, come è infatti successo in quel parente sconnesso e degenere che è il pulp.

Ma no è tanto la mimesi del reale il carattere tipico del noir: per i suoi esponenti peggiori questa mimesi è troppo complessa, per i migliori è solo il punto di avvio. In questi ultimi la vera spinta al noir è costituita dalla volontà di ricreare una forma di possibile giustizia proprio là dove la giustizia umana non viene più raggiunta nemmeno nel momento in cui il caso è risolto. Il noir statunitense ci ha abituato, almeno sin dagli anni ottanta, a una messa in discussione delle differenze tra bene e male, tra detective e colpevole, fino a portare alla loro completa identificazione. Il noir mediterraneo, e in specie quello italiano, produce implicazioni diverse, che possono essere semplificate in Carlo Lucarelli, autore interessato soprattutto al funzionamento della macchina narrativa e all'esibizione degli aspetti psicotici dei suoi personaggi; e in Massimo Carlotto, che usa il romanzo come sostituto della ricerca giudiziaria, addirittura svolgendo indagini in proprio, sempre sulla base degli atti processuali dei casi già passati in giudicato.

Secondo un noto saggio di Siegfried Kracauer (Il romanzo poliziesco, 1925; Editori Riuniti, 1984), il giallo rappresenta il trionfo della razionalità astratta, che domina la realtà imponendo i suoi schemi e cassando ogni aspetto che riguardi la "sfera della vita": il detective sarebbe addirittura l'opposto di Dio, peraltro inserito "in un mondo che ha tradito Dio e che quindi non è autentico, un mondo che governa l'inessenziale e domina su funzioni prive di qualsiasi fattore portante". La ratio e quella di Sherlock Holmes, che cancella ogni aspetto contraddittorio per ricostruire una catena logica di cause ed effetti da condurre, percorsa a ritroso, alla verità del delitto. Ma questa posizione rigidamente razionalistica era stata già messa in crisi nei gialli successivi a quelli esaminati da Kracauer, a cominciare dagli hard-boiled, che proponevano investigatori ex-lege e che mettevano il crimine al centro dell'opera.

 

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