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A
Padana City, morti i partiti e le parrocchie,
non comandano parlamentari, prefetti, sindaci,
presidenti di banche e associazioni, direttori,
giudici e colonnelli. Comandano le famiglie.
È l’arengo composto da pochi gruppi privati
con alla testa i capi che si relazionano
tra di loro a costituire l’ossatura del potere...
Giuliano Ramazzina, Fuori Mercato,
Spazio Libri 2002 |
| Un
mercoledì come tanti
Era stato un mercoledì come tanti. Un mercoledì
d’invernodel Nordest. Nel corso della giornata le
strade si erano riempite di pendolari e Tir. Lunghe file
avevano intasato autostrade,statali e provinciali. A Padova
e Vicenza, per l’ennesima volta, l’inquinamento
aveva superato i limiti di legge. Il cavalcavia di Mestre,
in piena notte, era ancora un serpentone di mezzi pesanti
che avanzavano lentamente nei due sensi di marcia. Merci
legali e illegali che andavano e venivano dai paesi dell’est.
Quel giorno avevano chiuso i battenti altre quattro aziende,
la più grossa aveva cinquantuno dipendenti. Altri
quattro capannoni vuoti con la scritta affittasi, tradotta
anche in cinese. Di capannoni aveva parlato nella mattina
un docente di urbanistica della Facoltà di architettura
di Venezia. Ai suoi studenti aveva spiegato che, a forza
di costruire 2.500
capannoni l’anno, erano stati sottratti al paesaggio
agrario ben 3.500 chilometri quadrati e che nella sola provincia
di Treviso c’erano 279 aree industriali, una media
di quattro per comune.
Il docente era preoccupato, aveva affermato che la devastazione
del territorio era ampia e profonda. Forse irreparabile.
Ormai nel Nordest i capannoni avevano cancellato memoria
alla terra e identità agli abitanti. E di identità
locale si era parlato in un’altra università.
Tre persone su quattro continuavano a usare il dialetto,
anche in ambito professionale. Un dato confortante, lo avevano
definito: il dialetto rappresentava un elemento di grande
importanza per la coesione della comunità.
E numerose espressioni dialettali erano state usate nel
corso di un convegno svoltosi al Museo dello Scarpone di
Montebelluna dove era stata annunciata la delocalizzazione
di 44 aziende del settore calzaturiero. Colpa dei cinesi,
era stato detto. L’import delle calzature in pelle
dal paese asiatico era aumentato del 700% nell’ultimo
anno.
Il ministro delle attività
produttive aveva auspicato l’introduzione di dazi
antidumping per arginare il fenomeno. E la Coldiretti, in
un comunicato, aveva espresso la sua preoccupazione per
l’importazione selvaggia dalla Cina di fagioli secchi
e ortaggi in salamoia, produzioni importanti in alcune zone
del Nordest. Anche quel giorno i cinesi avevano comprato
un paio di locali pubblici e diversi esercizi commerciali.
Pagavano sempre in contanti, senza discutere il prezzo.
Di soldi si era discusso in altri incontri dove esponenti
del mondo bancario avevano sottolineato un positivo aumento
degli utili trimestrali. E degli utili di 262 evasori totali
si era parlato durante una conferenza stampa della guardia
di finanza. Nel corso dell’indagine erano stati scoperti
1.200 lavoratori in nero e 776 irregolari.
Molti di loro erano
stranieri privi di regolare permesso di soggiorno. E stranieri
clandestini erano la maggior parte delle persone arrestate
quel mercoledì dalle forze dell’ordine nel
Nordest. Da anni culture criminali provenienti dall’est
e dal sud del mondo si erano insediate nel territorio, la
criminalità organizzata italiana era solo un ricordo
dei cronisti di nera. Le prostitute, nonostante il freddo
e la nebbia, avevano iniziato a battere fin dalla tarda
mattina sulle provinciali. A quell’ora della notte
avevano invaso paesi e città. Il settore tirava.
Come quello della droga, del resto. In crisi invece la prostituzione
nei night e nei locali di lap dance. I gestori dei locali
notturni erano stati i primi a cogliere i sintomi della
recessione economica. Industriali e professionisti che prima
affollavano quei locali, spendendo qualche migliaio di euro
a sera in champagne e donnine, si facevano vedere meno.
Migliore dell’anno precedente solo la produzione vinicola
le cui esportazioni erano aumentate.
Anche quel mercoledì centinaia di casse di Marzemino,
Prosecco, Sauvignon e di altri vini erano state spedite
in ogni parte del mondo. A livello politico il futuro era
piuttosto incerto, nonostante le elezioni avessero riconfermato
il precedente governo regionale. Anche quel giorno c’erano
state riunioni e incontri confidenziali nella maggioranza
e nell’opposizione nel tentativo di ricucire le divisioni
interne e gli scontri di potere. Sembrava che nessuno fosse
più in grado di governare il futuro. Era stato un
mercoledì come tanti. Trascorsa la ventiquattresima
ora, la nebbia, spessa e lattiginosa,dominava ovunque. Il
cuore del Nordest pulsava più lento approfittando
della tregua della notte.
Massimo Carlotto
© 2005 edizioni e/o Roma.
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Nordest, scritto a quattro mani da
Massimo Carlotto e Marco Videtta, racconta un tema antico,
il rapporto padri e figli, inserito nell'attualità
del nordest italiano. Un territorio ricco e complesso, considerato
la locomotiva dell'economia italiana che oggi sta vivendo
una crisi epocale che ha determinato la fuga degli industriali
verso Cina e Romania. Ed è proprio l'ambiente delle
grandi famiglie industriali quello incui matura il delitto
di una giovane donna prossima al matrimonio. Sullo sfondo
il "paese", il nome non ha importanza perché
in tutto il Nordest le grandi famiglie sono tutte uguali
e il territorio non ha più identità.
Nordest è un noir che, a partire
da un delitto, racconta l'illegalità diffusa che
ha permesso di accumulare grandi ricchezze e un sistema
economico che non si è mai posto problemi rispetto
al saccheggio del territorio.
Personaggio principale è Francesco, rampollo della
seconda famiglia più ricca del "paese",
giovane avvocato dal futuro già scritto che dovrà
confrontarsi con il suo ambiente e scegliere tra verità
e "normalità".
Carlotto e Videtta, appassionati del genere, hanno scelto
di mettere insieme le loro specificità per scavare
più a fondo nella realtà del Nordest, per
evidenziarne personaggi e contesti. Come sempre nei romanzi
di Carlotto, la trama prende spunto da fatti realmente accaduti.
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