NESSUNA CORTESIA ALL'USCITA
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"Conclusivamente, può dunque riconoscersi l'esistenza di un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro il patrimonio, contro l'incolumità e la libertà individuale, contro le leggi sugli stupefacenti ed all'acquisizione diretta ed indiretta del controllo di attività economiche, sia lecite che illecite. La stessa risulta aver agito avvalendosi della forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo e dello stato di assoggettamento e di omertà che ne è derivato per la popolazione del territorio ove essa ha esercitato il proprio controllo. Appartenenti a tale organizzazione criminale, operante dunque con modalità e protocolli operativi di tipo mafioso, sono risultati soggetti del gruppo cosiddetto della Mala del Piovese o Mafia del Brenta, molti dei quali deceduti per morte violenta conseguente a vicende, interne od esterne, comunque riconducibili alle attività illecite svolte dai medesimi in tale contesto delinquenziale".

Corte d'Assise d'Appello di Venezia, prima sezione, sentenza 14 dicembre 1996.
Uno

"Ho un problema, Alligatore" annunciò il cliente con un cantilenante accento veneziano. "Altrimenti non saresti qui" ribattei acido mentre sbirciavo le gambe della cameriera che ci aveva appena servito. Il tizio si chiamava Pierluigi Barison detto Gigi Granseola per il suo sorriso sconnesso che ricordava le chele di un grosso granchio. Era un malavitoso di medio livello e di mezza età; l'avevo conosciuto tanti anni prima in una casa di reclusione e non mi era mai stato simpatico. Dalla tasca interna dell'elegante cappotto di cammello estrasse una busta marrone e l'appoggiò sul tavolo. Un mucchio di soldi. Non avevo mai ricevuto un anticipo così sostanzioso. Attese che terminassi di ammirare le banconote da cinquecentomila per spiegarmi in quale guaio si era cacciato. Accavallò le gambe con un gesto nervoso che mise in evidenza gli stivaletti di vernice con la cerniera dorata. "Il capo mi vuole eliminare" disse tutto d'un fiato. "Avrai combinato qualche casino. Se Tristano Castelli ti vuole stendere non ti serve di certo un investigatore privato ma una buona agenzia di viaggi. Pare che quest'anno vada di moda l'Australia...". Cominciò a piagnucolare. "Non ho fatto niente, non capisco perché ce l'ha con me. So solo che mi vuole uccidere e sono due settimane che mi nascondo... Sei l'unica persona che mi può aiutare, Alligatore... Sei un paciere e gli puoi parlare...". "Lo ero un tempo. Da quando sono uscito di galera non mi occupo più di beghe tra malavitosi...". "Il capo ti conosce e sa che sei rispettato e soprattutto neutrale. Ti ascolterà... Voglio solo che gli chiedi se mi vuole ammazzare...". "Ho capito il tuo trucchetto da rubagalline, Gigi" lo interruppi. "Vuoi il mio intervento perché se Castelli nega di volerti eliminare, non può ordinare la tua morte per non tradire la fiducia di un paciere, e se invece ammette di essere incazzato con te è costretto per forza a tentare una riconciliazione". "Proprio così".

© Copyright 1999 by Edizioni e/o - Roma

 
 
RECENSIONI E INTERVISTE:

In questa sezione raccoglieremo tutta la rassegna stampa relativa al romanzo man mano che i pezzi usciranno. E' da considerarsi perciò in costante aggiornamento. Le pagine a cui vi rimandano sono quelle del sito ufficiale della casa editrice di Massimo Edizioni eo
Se avete recensioni da segnalarci le pubblicheremo quanto prima! Grazie.

DATA
TITOLO E AUTORE
TESTATA
16-10-1999
RECENSIONE NESSUNA CORTESIA ALL'USCITA - STEFANIA FREDDI
27-05-1999
MAFIA IN BLUES - BRUNO ARPAIA
23-06-1999
CRONACHE NOIR - ESTRATTO DA PIETRO CHELI
21-05-1999
ALLIGATORE NEL BRENTA - LE MAFIE NEL PROFONDO VENETO - MARCO ROMANI
07-05-1999
MAFIE: MASSIMO CARLOTTO E L'ANOMALIA ITALIANA DEGLI ASSASSINI PENTITI - ALBERTO MELIS
**-09-1999
MOTIVAZIONI DELL'ATTRIBUZIONE DEL PREMIO DESSI' 1999
03-05-1999
PADANO BLUES CON DELITTO - MASSIMO CARLOTTO E LA MAFIA DEL BRENTA - BENEDETTO VECCHI
MISCELLANEA INTERVISTE:

" E' un romanzo sul nostro tempo ed ambientato nei nostri luoghi, che incuriosisce e provoca al tempo stesso. Al di là della trama e della suspance, propone chiavi interpretative che fanno riflettere su com'era e com'è cambiato il Nordest, anche nelle sue zone d'ombra".

Il vicesindaco di Venezia Gianfranco Bettin

Tiziana Dell'Agnese, il Gazzettino - 14 maggio 1999

"Dietro questo romanzo c'è un lavoro di ricerca e documentazione sui fatti. In particolare mi interessava scandagliare aspetti ed implicazioni di una storia criminale del nostro tempo che non emergono neanche dagli atti processuali".

Massimo Carlotto

Tiziana Dell'Agnese, il Gazzettino - 14 maggio 1999.

"In gran parte il romanzo l'ho costruito leggendo le carte processuali relative alla mafia del Brenta, cui ho aggiunto informazioni provenienti da qualche personaggio ai confini della legalità e un po' di invenzione. I fatti descritti, quindi, sono reali e scandalosi. E' scandaloso, per esempio, che sia stato consentito a Maniero di conservare pressoché intatto il suo patrimonio e che quelli che hanno riciclato i soldi di Maniero non siano mai stati inquisiti. Il libro mostra chiaramente il legame che alcune piccole, medie e anche grandi imprese venete hanno avuto con Maniero, e l'unico strumento di denunciare è il noir, perché può dire le cose senza essere querelato"

Massimo Carlotto

Menniti-Ippolito - Il mattino di Padova, 20 marzo 1999.

"Il pentitismo ormai fa parte del sistema, è un incidente di percorso che i malavitosi hanno ben in mente. Sanno che se vengono presi possono collaborare per poi riprendere le loro attività e creare nuove bande e questo è quello che sta avvenendo ovunque in Italia, a Nord come Sud. Il pentimento di Maniero, insomma, è stato un modo per liquidare un'attività criminale che ormai non era più in grado di gestire, per l'avanzata di altre bande, e questo gli è stato consentito dalla giustizia. E se le cose non gli sono andate bene fino in fondo è solo perché ha esagerato, creando nell'opinione pubblica una reazione di cui i giudici non hanno potuto non tenere conto."

Massimo Carlotto

Menniti-Ippolito - Il mattino di Padova, 20 marzo 1999.

"Quando hanno iniziato a sbarcare gli albanesi, giudici e poliziotti si sono affrettati a dire che non c'era pericolo di una delinquenza organizzata. Invece c'era e come, ed io l'ho subito detto. La realtà è che negli ultimi tre anni tutto è cambiato, che oramai la malavita italiana è soppiantata da albanesi ed altri gruppi stranieri, con un aumento molto forte anche della violenza, che è ormai di stampo americano. Anche nel veneto è così, non per nulla l'albanese che descrivo nel mio libro è personaggio assolutamente reale, con tanto di nome e cognome".

Massimo Carlotto

Menniti-Ippolito - Il mattino di Padova, 20 marzo 1999.

"Avevo giurato a me stesso di non parlare mai di poliziotti e giudici, ma stavolta tutto era già nelle carte e non ne ho potuto fare a meno. I pentiti hanno creato un clima assolutamente incredibile, ma per condannare qualcuno ormai si ha bisogno di loro, perché è andata smarrita la cultura investigativa".

Massimo Carlotto

Menniti-Ippolito - Il mattino di Padova, 20 marzo 1999.
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