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MassimoCarlotto.it
in collaborazione con

AssembleA Teatro
ASSEMBLEA TEATRO
presenta:
ARCHEOLOGIA DELL'ASSENZA "on the web".


- breve estratto telematico della -
<< Mostra fotografica degli Hijos por la Identidad y la Justicia >>
a cura di Renzo Sicco

- Foto realizzate da Lucila Quieto -
- Micro racconti di Massimo Carlotto - Testo introduttivo di Gabriele Romagnoli -


PRODUZIONE MOSTRA ASSEMBLEA TEATRO curata da RENZO SICCO e allestita in collaborazione con: Fondazione Italiana per la Fotografia - Progetto Teatro e Giovani Piemonte - Istituto Europeo di Design e con il patrocinio di Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Regione Piemonte - Provincia di Torino - Città di Torino.

Edizione telematica a cura di: ANDREA MELIS & ENRICO CORONA/MASSIMOCARLOTTO.IT

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SULL'IMMAGINE QUI SOTTO:
ARCHEOLOGIA DELL'ASSENZA - testo introduttivo di Gabriele Romagnoli -

Quando il potere, la debolezza e il tempo riducono la storia, anche la più terribile, a un vuoto di memoria, il passato finisce per appartenere soltanto a quelli che l'hanno perduto.

Restano loro e nessun altro a cercare ricordi sotto la polvere, giustizia oltre la sottomissione, identità dietro la facciata.

Sono i "figli" d'Argentina, figli di un'idea soppressa, un'immagine sbiadita, una canzone che sfuma e si farebbe silenzio, se non fosse per la loro voce che la salva, all'ultima nota.

Sono figli di "DESAPARECIDOS".

I loro genitori li ha "cancellati" una dittatura cominciata 25 anni fa e, ma solo per una storiografia e una coscienza popolare frettolose, terminata nel 1983, annegando nel ridicolo al largo delle isole Falklands.

Quel che conservano dei loro genitori "scomparsi" è un misero tesoro materiale: una fotografia usurata da troppe impronte, un filmino in super 8 sfiancato dalle corse sul proiettore, un racconto delle nonne fatto ipetere ancora e ancora:

"Tuo padre era proprio come te, pensava di testa sua, faceva di testa sua e quel giorno...".

Quel giorno appartiene a ognuno di loro come una seconda data di nascita. Il giorno in cui portarono via i loro genitori cercarono di prendersi, insieme, anche l'identità dei figli (in qualche caso riuscendoci), di rubarne la storia, la voce, l'anima.

Venticinque anni dopo, attraversando le strade di Buenos Aires immiserite da una crisi economica che una democrazia fragile e compromessa non sa affrontare, si è costretti ad ammettere che, benché deposti, i tiranni di allora vinsero molte battaglie, conquistarono trofei d'impunità e si portarono via tesori d'esistenza, sradicando una generazione.

I "Figli" sono la loro sconfitta. Dovevano essere la generazione perduta e conquistata all'obbedienza, sono quella ritrovata e ribelle. Nello smarrimento hanno raccolto un filo, l'hanno seguito singolarmente e alla fine del labirinto nel quale erano stati reclusi hanno incontrato una nuova famiglia e insieme riscoperto identità, memoria e valori.

Hanno riaperto tutti i cassetti, negli armadi e nella memoria. Riappeso, alle pareti e alla mente, le immagini dei loro genitori. Fatto, degli scomparsi, eterni presenti. Recuperato i lro sorrisi spenti dalla tortura, le loro idee sconfitte dalla violenza.

Si sono messi, idealmente e materialmente, al loro fianco. Non è un'illusione ottica, non è (soltanto) l'espediente fotografico di una di loro:

i figli sono veramente al fianco dei genitori scomparsi
guardano nei loro occhi e ne riprendono il loro sguardo,
la voglia di felicità e giustizia,
ridanno respiro alla loro vita negata.

Il tempo è una convenzione e nel ricomporne la frattura viene superata l'ultima barriera. Nel passaggio di testimone a distanza di vent'anni i genitori che lo scatto di un apparecchio fotografico e la mano di un assassino fermò alla soglia della maturità diventano fratelli di questi loro ragazzi che hanno corso tutta l'infanzia e la giovinezza per arrivare, infine, a riabbracciarli e hanno trovato la strada nel labirinto quando hanno capito che, per riuscirci, dovevano diventare come loro: essere non solo carne della loro carne, ma idea del loro pensiero.

Guardateli, adesso, fratelli per sempre:
i Figli hanno negli occhi la consapevolezza delle ferite inferte a queli che sorridevano sperando, portano il peso dell'ingiustizia che loro hanno sofferto e non dimenticano né, tanto meno, accettano.

Guardate queste fotografie: ci sono uomini dal volto sereno e sfumato che riposano sul petto di coloro che ne hanno ereditato le sembianze e li accolgono inquieti; ci sono coppie felici che attraversano la strada e, dall'altra parte, la loro creatura cresciuta ad aspettarli con lo sguardo di chi ha capito.

Guardateli e ricordare, con loro e per loro. Non sono passati venticinque anni, non è trascorso un attimo, quegli uomini e quele donne sono ancora lì, hanno lo sguardo dei loro figli-fratelli e chiedono giustizia.

I "Figli" sono l'incubo di chi credeva di avere vinto definitivamente. Marciano per le strade d'Argentina indicando alle coscienze assopite il rifugio dorato degli assassini impuniti.

Nascosti dietro le finestre quelli spiano e riconoscono i volti nei volti, gli sguardi negli sguardi. La storia non torna, ma le idee si.

Queste immagini sono la fotografia di un'idea, del coraggio di chi l'ha sostenuta, del dolore di chi l'ha ereditata, del rispetto che le è dovuto e che solo in forma di giustizia può essere pagato. Guardatele e poi pretendete anche voi che il conto sia saldato, perché i Figli possano infine sorridere ai genitori perduti.

GABRIELE ROMAGNOLI