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MONFALCONE: un crimine di pace.


Morti da amianto, crimine di pace. (Il Piccolo di Trieste del 16 settembre 2001)

LA MANIFESTAZIONE DI VENERDÌ SERA IN UN COMUNALE STRACOLMO HA VOLUTO ATTIRARE L'ATTENZIONE SUL DRAMMA.
LELLA COSTA COMMOSSA FINO ALLE LACRIME DURANTE LA LETTURA DI UN TESTO DI CARLOTTO

 

Grande esibizione musicale anche di Maurizio Camardi (e la sua band) e di Ricky Gianco. Durante la serata raccolti fondi per la battaglia delle vedove

Due grandi risultati sono stati raggiunti dallo spettacolo «Amianto mai più» messo in scena venerdì scorso al teatro Comunale.
Il primo riguarda la raccolta di offerte volontarie: a fine serata si è arrivati a 2.869.700 lire.
Il secondo, far conoscere a tutti l'orrore per questo «crimine di pace», in un momento in cui è oltremodo vivo il lutto per le innocenti vittime di guerra. E lo ha fatto con la gioia e con il dolore. La gioia delle musiche d'atmosfera di Maurizio Camardi e della sua band che hanno presentato i brani del nuovo lavoro «La frontiera scomparsa», della chitarra e delle immortali canzoni di Ricky Gianco e delle irriverenti dissertazioni di Lella Costa sul tema «uomo e donna».

Ma il centro dello spettacolo è stato soprattutto il dolore espresso nelle forti e intense parole del testo di Massimo Carlotto recitato da una grande Lella Costa, commossa fino alle lacrime. Un sentimento che ha varie facce. È il dolore del tradimento: il grande papà, come veniva chiamato il cantiere, che poi ti lascia morire. È il dolore di vedere tutti intorno accartocciarsi e morire, soffocati dai fiori di carne che si chiamano mesoteliomi. È soprattutto il dolore di chi guarda indietro alla propria vita e vede quanto poco valore essa ha avuto agli occhi di chi guarda solo al profitto. Massimo Carlotto esprime tutto questo raccontando la storia di una delle tante donne la cui famiglia viveva per il cantiere, poi da grande divenuta un'operaia, sposata a un altro operaio. Una vita nel cantiere, una vita nella polvere, questa polvere che brillava, racconta il testo, ovunque. La polvere che alla fine si è portata via tutti. «L'amianto, ora, è solo un ricordo - così si conclude il testo -, come noi».

Un testo definito dalla stessa atrice «di atroce bellezza». «Sono sicura che questa serata servirà come monito per non smettere di lottare, mai», ha detto Lella Costa alla fine del brano. E la stessa sfida, ferma e coraggiosa, viene gridata sul palco dalle «vedove dell'amianto»: «Nessuno si illuda di poterci fermare». E ancora è Vito Totirre, presidente dell'Associazione esposti amianto, a esporre i prossimi programmi: «Prima di tutto, faremo sentire la nostra voce contro il progetto di trasformare l'Inail in una Società per azioni, che ridurrà il lavoratore a una macchina. E presto testimonieremo la tragedia dell'amianto anche all'estero, in una grande manifestazione a Buenos Aires».

Elena Orsi

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