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Il
primo raggio di sole riuscì a penetrare il fitto intreccio di
rami di pini, lecci secolari e illuminò debolmente la sagoma di
un capriolo finemente cesellata sulla culatta di un fucile. L'uomo
che lo imbracciava vi batté sopra l'unghia dell'indice per attirare
la mia attenzione.
"Se il cervo rappresenta la maestosità
e il cinghiale la forza" sussurrò, "il capriolo è il simbolo della
grazia e della delicatezza... La caccia a palla per eccellenza,
la più difficile ed emozionante, perché si tratta dell'animale
più diffidente del bosco: l'udito il suo senso più sviluppato,
poi l'olfatto, quindi la vista. Se il frastuono di un aereo lo
lascia del tutto indifferente, il "crac" di un ramo spezzato lo
mette immediatamente in allarme. I cacciatori devono trovarsi
sul luogo scelto per l'appostamento prima dell'alba, avendo cura
di mettersi sottovento. Il capriolo appare all'improvviso, come
un fantasma nell'incerta luce del mattino, e bisogna decidere
nello spazio di un solo secondo se valga la pena di abbatterlo...".
Mi guardò dritto negli occhi, per verificare
l'effetto prodotto dalle sue parole. Feci un cenno con la testa.
Soddisfatto, l'uomo sfilò da una delle tante tasche della tuta
un lungo cannocchiale e lo fissò all'arma con pochi gesti sicuri.
Poi vi accostò l'occhio per regolarne la luminosità. Fissò la
radura tra la casa e la porcilaia, duecento metri più in basso,
ormai completamente rischiarata dal nuovo giorno.
Tolse la sicura, ma poiché nessun mutamento
si era prodotto nel paesaggio, si sedette su un masso e si rassegnò
ad aspettare. L'atteggiamento apparentemente disteso contrastava
con la tensione del volto, espressa dallo sguardo incorniciato
di rughe che tradiva la voglia di tirare il grilletto, di assaporare
il rumore dello sparo che avrebbe lacerato violentemente il silenzio
del bosco. Gli altri cacciatori, altrettanto immobili e silenziosi,
erano disposti a semicerchio, per chiudere ogni tentativo di fuga.
Dal camino del casolare di pietra si alzò
un filo di fumo. Passarono una decina di minuti: un tizio basso
e tarchiato, vestito da pastore, uscì dalla casa. In mano il secchio
con il pastone per i maiali, in bocca una sigaretta appena accesa.
Il cacciatore si mise in ginocchio e lo inquadrò per un attimo
nel mirino.
© Copyright 1997 by
Edizioni e/o - Roma
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| Ne "Il MIstero
di Mangiabarche" ho introdotto (prima e ultima volta) un
paio di personaggi "sopra le righe" per giocare con il genere
ed ironizzare bonariamente su certe mode. Suvvia ragazzi...
Massimo Carlotto
ALFREDO RONCI - AVVENIMENTI, 23 Aprile 1997. |
Mangiabarche
ha avuto una storia strana. Perché quando uscì, molti a
Cagliari lo presero come te, cioè una storiella di finzione
narrativa e nulla più, poi però, quando "un noto funzionario
dello stato si è fatto saltare le cervella in una struttura
pubblica" (da leggere tutta d'un fiato e poi negare di averla
mai letta, n.d.r) qui in città il libro ha avuto un boom
di vendite pazzesco! Perché la gente ha fatto due più due
ed ha capito che era stato proprio quel certo tizio lì a
immischiarsi in storie dove i pentiti di un noto sequestro
vennero prestati ai servizi segreti francesi e...il lettore
si è finalmente accorto che quelle cose di cui parlavo erano
assolutamente vere. Infatti è stato un giornalista ad avvicinarmi
di nascosto un giorno per infilarmi un dischetto nel taschino
della giacca, perché quella è una storia che nessun direttore
di giornale aveva avuto il coraggio di pubblicare. Io poi
ho unito tutte queste informazioni per parlare di un mondo
di poteri basato su strutture clandestine ed illegali. Mondo
che oggi pur avendo perso il capo agita ancora la coda...
Massimo Carlotto
Andrea Melis - mess.3q.to |
| D: Ma allora
i Marlon Brundu e i Beniamino Rossini? Realtà o finzione?
R: Be', certo è che se da una parte
dici cose molto dure e molto 'pesanti' ti trovi a dover
svincolare poi da altre parti con esagerazioni letterarie
ed allora alleggerisci la trama con personaggi che fungono
da trucco letterario ma che comunque a modo loro esistono
e non sono neanche tanto lontani, sono rari ma non impossibili.
Ad esempio un Beniamino Rossini oggi è ormai come un animale
in via d'estinzione; eppure resiste qualcuno che appartenendo
ad una vecchia malavita conserva orgoglioso un certo codice
d'onore...Gente per cui il contrabbando è pur sempre un
giocare a guardia e ladri: quando li beccano si fanno la
loro brava galera perché hanno perso. Non vanno certo ad
ammazzare per qualche chilo di sigarette...anzi: sono i
primi ad incazzarsi per le assurdità che succedono oggi
con certi contrabbandieri infami che ammazzano per niente...
Massimo Carlotto
Andrea Melis - mess.3q.to |
Per me questo romanzo racconta semplicemente
una storia incredibilmente interessante che meritava di
essere raccontata. Una storia che parte da molto lontano
e che non si è ancora conclusa...però come tutte le belle
storie a un certo punto bisogna inventarsi un finale. Altrimenti
il racconto rischia di risucchiare il proprio autore che
ha quindi deciso di non scrivere mai più nulla su fatti
del genere. Potrebbe diventare troppo rischioso e non avere
più molto senso...
Massimo Carlotto
Andrea Melis - mess.3q.to |
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