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tutte le librerie da venerdì 20 aprile 2007
MI FIDO DI TE
un romanzo di Francesco Abate e Massimo Carlotto
per Einaudi – Stile Libero/Big
Pagine 178
14 euro |
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Un romanzo magnetico e
appassionante che unisce al meccanismo implacabile del noir
un godibile e dissacrante senso dell’umorismo. Un’avventura
criminale ribalda che diventa un atto di difesa orgoglioso
di tutto ciò che è tipicamente umano contro
le radici stesse dell’avvelenamento della vita.
LA STORIA
Gigi Vianello è l'elegante, affascinante occulto
proprietario del ristorante per gourmet Chez Momò,
a Cagliari. Ha due particolarità: una eterocromia
oculare, ha cioè gli occhi di diverso colore (uno
azzurro, l’altro verde) e un passato ingombrante che
si è lasciato alla spalle salutando di gran fretta
la sua terra d’origine, il Veneto. Al riparo da piatti
salutisti e raffinati, guadagna soldi riciclando e smistando
partite di cibo sofisticato in ogni angolo del pianeta.
Cibo che va nei discount, dove è costretto a fare
la spesa chi non può andare tanto per il sottile,
nei ristoranti alla buona o nelle mense dei poveri e della
comunità. Tutto va bene nella sua vita infame, fino
a che qualcosa non si blocca nell'ingranaggio. Qualcosa
che è legato al passato di traditore di Gigi. E inizia
una discesa nell'abisso, senza alcuna esclusione di colpi.
IL CIBO
Oltre gli articoli di cronaca che
ogni giorno riportano sulle pagine dei quotidiani truffe
e raggiri compiuti a discapito dei consumatori e delle
aziende del settore: ecco l’oscuro pianeta della
sofisticazione alimentare. Mercato dove le nuove mafie
si muovono con spavalderia e spesso impunità. Specchio
e sintomo di una società adulterata in ogni suo
aspetto.
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Massimo Carlotto è
nato a Padova nel 1956 e vive in Sardegna. Scoperto dalla
scrittrice e critica
Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco
(e/o). Per la stessa casa editrice
ha scritto, oltre ad Arrivederci amore ciao (secondo posto
al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003),
i seguenti romanzi: La verità dell’Alligatore,
Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia
all’uscita, Il corriere colombiano, Il maestro di
nodi, Niente, piú niente al mondo, L’oscura
immensità della morte e, nel 2006, La terra della
mia anima. Con Marco Videtta ha scritto Nordest. È
anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani
e riviste. I suoi libri sono tradotti in vari Paesi e molti
sono i premi letterari vinti.
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Francesco Abate nasce a Cagliari nel 1964. È giornalista
e dj nei club dell’isola col nome di Frisko. Come
scrittore pubblica nel 1998 Mister Dabolina, il suo primo
romanzo (Castelvecchi). Sono seguiti nel 2003 Il cattivo
cronista (Il Maestrale), nel 2004 Ultima di campionato,
da un soggetto vincitore del premio Solinas (Il Maestrale,
nel 2006 riedito da Frassinelli) e, nel 2006, Getsemani
(Frassinelli). Insieme a Massimo Carlotto ha scritto “Catifish”
(Aliberti). |
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Per
gentile concessione dell’editore Einaudi
Stavo per rispondere
a tono quando squillò il mio cellulare. Guardai
il display e lessi: «Rocco Gennaro».
– Lavoro, – la informai laconico. Che significava
smamma velocemente. La mia fidanzata si alzò e
andò ad accogliere una coppia di clienti entrata
in quel momento. Brava ragazza, sapeva stare al suo posto.
– Come stai, Rocco? – domandai al mio fornitore
di polli olandesi.
– Un po’ inguaiato, Gigi. Ci ho una fornitura
locale da smaltire alla svelta.
– Ho ricevuto il carico l’altro giorno, per
un po’ sono a posto.
– Lo so, ma è un’emergenza. Devo fare
un favore a un amico.
– Merda o merdaccia?
– Merda, Gigi, merda. Te lo giuro.
Da tempo la qualità della sofisticazione si misurava
così. Due tizi che aggiustavano latte destinato
all’alimentazione animale erano stati intercettati
mentre decidevano che la produzione merda era destinata
al mercato nazionale mentre la merdaccia a quello greco.
Solo che avevano esagerato e i greci che avevano consumato
il prodotto erano corsi alla polizia. I giornali avevano
riportato il testo della intercettazione e i termini di
qualità erano diventati di uso comune nell’ambiente.
– Cos’è successo? – domandai.
– Una sciocchezza, Gigi, una sciocchezza. Nella
vasca dell’acqua calda per staccare le penne
sono finiti anche dei polli contaminati da campylobacter
e quello stronzo del veterinario si è messo
a fare il preciso. E l’amico mio mi ha chiamato…
Bevvi un sorso d’acqua minerale scozzese per avere
il tempo di pensare. Guardai il riflesso e i giochi delle
bollicine che ballavano nel bicchiere: cara era cara,
con quel che costava il trasporto. Ma ne valeva la pena:
metteva serenità e faceva ragionare bene. Il batterio
non era pericoloso,al massimo un’intossicazione
con diarrea se il pollo non era cotto bene, ma io sapevo
dove li arrostivano alla giusta temperatura.
Buttai giù l’ultimo sorso.
– D’accordo, Rocco, li prendo io ma il prezzo
deve essere davvero buono.
Concordammo la cifra e riattaccai in fretta quando il
cameriere mi mise di fronte un piatto di tagliolini fatti
a mano ai gamberi e zucchine. Era passata la buriana dell’influenza
aviaria ed eravamo tornati ai bei tempi. Col pollo si
facevano dei buoni soldi. La gente si era spaventata con
’sta storia dei morti in Cina e nel Vietnam, ma
era tutta una bufala per far arricchire una multinazionale
che produceva un farmaco che doveva salvare il mondo dalla
pandemia. Poi, quando avevano esaurito le scorte, la notizia
era sparita dai giornali. Io, comunque, il pollo non lo
mangiavo più da anni, da quando avevo scoperto
che molti allevatori rimpinzavano le loro bestiole di
cloranfenicolo di produzione cinese, un antibiotico che
salvaguardava il pollaio da ogni malattia ma nell ’uomo
era solo cancerogeno. Rocco mi forniva quello olandese.
Basso prezzo e sapore tutto sommato decente. Nulla di
più. Gli olandesi compravano pollo congelato salato
dalla Thailandia e dal Brasile e poi lo sottoponevano
al processo del tumbling per farlo gonfiare. Gli animali
decongelati venivano infilati dentro giganteschi macchinari
simili a betoniere e rigirati fino a quando non avevano
assorbito un bel po’ d’acqua. L ’avevo
visto con i miei occhi: non era un bello spettacolo.
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Cagliari
20 aprile, ore 20, Teatro delle Saline. Presenti gli
autori Francesco Abate e Massimo Carlotto.
Sul palco inoltre la partecipazione di Gioele Dix, Luisa Pistoia,
Severino Cesari, Paolo Repetti e Celestino Tabasso.
CLICCA QUI PER VEDERE LA GALLERIA FOTOGRAFICA!!!  |
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LE
RECENSIONI & LA CRITICA |
IN QUESTO SPAZIO VI PROPONIAMO LA RASSEGNA STAMPA IN FORMATO
PDF. E' POSSIBILE FRUIRE DI QUELLA IN FORMATO HTML
SUL SITO DI FRISKO  |
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