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24 settembre il Maestro di nodi verrà distribuito nelle librerie.
E dal 2 ottobre inizierà il CARLOTour.
Enrico e Andrea mi hanno chiesto di presentarlo in anteprima agli
amici di massimocarlotto.it.
La prima cosa che mi viene in
mente per descrivere questo libro è che non è stato
affatto facile scriverlo.
Il tema del sadomasochismo, centrale nella trama, è spinoso
e sconosciuto e "frugare" in quell'ambiente è stato
davvero complicato.
Un mondo a parte, perfettamente
organizzato e clandestino, che vive e si riproduce ai margini della
società. Un "peccato" inconfessabile che obbliga
coloro che praticano il BDSM ad avere una doppia vita.
Da un lato la facciata socialmente compatibile, dall'altro ruoli,
linguaggi e comportamenti validi e possibili solo in una cerchia
ristretta. Questo non significa che si tratti di poche persone.
Anzi.
In due anni di indagini ho
monitorato circa 30.000 soggetti, suddivisi nelle varie categorie.
Di sadomasochismo avevo già scritto ne La Verità dell'Alligatore
ma si trattava di un episodio marginale e di "ambiente"
di una certa provincia. Poi alcuni lettori mi hanno segnalato la
possibilità che alcune "sparizioni" fossero legate
a quell'ambiente.
Indagando mi sono reso conto
che il mondo sadomaso si è dato regole ferree per evitare
l'infiltrazione di individui pericolosi. Evidentemente qualche problema
in passato ci deve essere stato. Non solo riguardo a episodi di
violenza o di sangue ma anche legati al ricatto che è una
delle cose più temute nell'ambiente. Nessuno può permettersi
che venga rivelata una identità sessuale di questo tipo perché
la sua vita verrebbe distrutta con il marchio infamante della perversione.
Nel romanzo non do giudizi.
Il mio compito è quello di raccontare anche se sono profondamente
convinto che quando il sesso è sano, sicuro e tra adulti
consenzienti, è legittimo. Gli stessi teorici dell'ortodossia
sadomaso sono molto precisi nell'indicare i limiti. Questo per spiegare
che Il maestro di nodi non ha velleità di crociata moralizzatrice.
Già troppi in Italia si arrogano il diritto di insegnarci
a vivere nel rispetto degli ideali dell'occidente cristiano. Il
mio intento è quello di raccontare un mondo obbligato alla
clandestinità più totale dove le persone non trovano
solo risposta alle esigenze sessuali ma anche a quelle esistenziali.
Una verità inquietante che dimostra come questo mondo non
sia il migliore possibile.
La riflessione sul sadomasochismo
mi ha portato a individuare alcune analogie con il mondo penitenziario
e ho voluto raccontarle, prendendo spunto dalla memoria collettiva
dei galeotti che ho conosciuto. E dalla mia, ovviamente.
Inoltre, ho riscritto una parte
del romanzo per parlare di Genova. Non solo per dovere di contemporaneità,
visto che la trama del romanzo si sviluppa in quel periodo, ma anche
perché ritengo necessaria una riflessione sui comportamenti
repressivi. Questa è una caratteristica del Noir Mediterraneo,
raccontare le trasformazioni di una società criminale che
produce crimine e anticrimine in una spirale senza fine e che, in
nome del controllo sociale, tende a limitare le libertà dei
cittadini.
Marco Buratti, Max la Memoria e Beniamino Rossini si confrontano
con queste tematiche, con qualche anno in più sulle spalle
ma con la sana ossessione per la verità di sempre. Spero
che Il maestro di nodi stimoli il dibattito, anche sullo stato e
le prospettive del romanzo poliziesco italiano.
Buona lettura,
Massimo
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