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LE IRREGOLARI

In questa sezione vi proponiamo non soltanto i testi di canzoni che, come Fango e Milonga de un Triste, compaiono all'interno del romanzo, ma anche composizioni di artisti, poeti e persone che hanno voluto esprimere solidarietà alle protagoniste della tragedia argentina, ed invitiamo chiunque volesse dare il proprio contributo a mandarci il materiale su info@massimocarlotto.it.


CANZONI, POESIE, OPERE CITATE IN QUESTA SEZIONE:

Buenos Aires
(casa rosada)
"FANGO" di Manfredi-Gianko è tratta dal Cd di Ricky Gianco "Alla mia mam..."- ed. BMG Ariola SpA
"MILONGA DE UN TRISTE" di Camardi - Carlotto -Ricky Gianco è tratta dal Cd di Maurizio Camardi...Nostra patria è il mondo intero - Il Manifesto.
"MADRI, SEGUIR LUCHANDO" di Marcello Spinetti e Giuseppe Vadalà
"PIÙ DI MILLE GIOVEDÌ, CANZONE PER CHI NON C'ERA" di Andrea Melis
"24 de Marzo de 2001" poesia di Susana Corradetti, poetessa argentina, segnalataci per gentile iniziativa di Gianni Loy, che ringraziamo.

 

 

"FANGO" di Manfredi-Gianko è tratta dal Cd di Ricky Gianco "Alla mia mam..."- ed. BMG Ariola SpA

FANGO

Questa canzone racconta la storia di uno che era giù, molto giù...
credo che più giù di così non si possa essere
e infatti fango ebe un padre negro e una madre pellerossa
l'una e l'altro lo lasciarono davanti a un portone
era l'università di Heideberg forse di Jena...
Un leggio ebbe per culla e un libro per la cena...

Quando fu più grandicello fece un salto a Leningrado
e si mise a lavorare in una fabbrica di sogni
lui voleva fare un uovo tutto rosso e levigato
ma in programma erano cubi con lo stemma dello Stato...

Sopra il muro di Berlino se ne stette appollaiato
aspettnado che passasse un editore di memorie
passò invece una ragazza con il mitra tra le braccia
lui le sparse del profumo sui capelli sulla faccia
Fango arrivò in America lo beccarono all'istante
lo accusarono d'aver ucciso ben sette presidenti
ma lui conservò la calma, disse: << Io non c'entro niente
ho ammazzato i re di Roma - i re di Roma solamente >>.

E così lo torturarono con i ferri e con i vetri
con i fili con il gas con gli strumenti più segreti
ma lui continuò a sorridere e sparì tutto d'un tratto
perché Fango non smentisce la sua anima di spettro

Ora Fango è per la strada lungo i muri e nel quartiere
nelle culle dei bambini dorme, non si fa vedere
ma tu senti il suo calore sulla punta delle dita
Fango nasce nel tuo corpo e trasforma la tua vita


Ricky Gianco
"MILONGA DE UN TRISTE" di Camardi - Carlotto -Ricky Gianco è tratta dal Cd di Maurizio Camardi... Nostra patria è il mondo intero - Il Manifesto.
MILONGA DE UN TRISTE

Balla il capitano
felice incrocia i piedi con la sua signora
io lo guardo dalla vetrina del caffè
e il dolore mi scende un po' più a sud dell'anima

Balla il capitano
con passione bacia la sua signora
io lo guardo dalla vetrina del caffè
e ricordo le tue labbra il primo bacio di mattina

Ti incontro mille volte al giorno
nei dettagli di altre donne
camminano veloci senza mai voltarsi indietro
Buenos Aires non finisce mai


En la noche cierro los ojos pero sueño despierto
leo tus viejas cartas
palabras de amor jovencito
otra vez me quedo dormido abrazado a mi soledad

Ti cerco nella nostra piazza
mi passi accanto insieme agli altri
hai lo stesso profumo di tua madre
da vent'anni non lo cambi mai

Nello specchio frugando tra le mie
cerco di immaginare le tue rughe di oggi
il capitano ha voluto che tu rimanessi per sempre giovane
gli è bastato un vago cenno della mano

Dicono che hai guardato verso sud
nessuno ricorda il mio nome tra i tuoi denti
dicono che fosse aprile o forse maggio nessuno ricorda dove
Buenos Aires non finisce mai

Si tè paso al lado levantate por favor
hablame dulcemente como un tiempo
yo sigo viviendo para no olvidarte
y no perdono al capitan.


La copertina del Cd




"MADRI, SEGUIR LUCHANDO" di Marcello Spinetti e Giuseppe Vadalà
MADRI, SEGUIR LUCHANDO

Come non capire a quali nomi corrispondono denti
a quali denti corrispondono mani
a quali mani le Madri

Come non sapere in quale terra caddero le mani
in quale fuoco a nascondere nomi
in quale mare le mani
in quali mani le Madri

Come non sentire con quale voce gridano le Madri
e quanti figli sopra gli aeroplani
che hanno volato con le mani legate e gli occhi chiusi

Come non raccontare in quale piazza girano le Madri
e quanti figli sotto un fazzoletto
a quante Madri le mani...

Come non gridare per quale pianto gridano le Madri
e tutto il tango chiuso in un ritratto
a quante Madri le mani si colorarono di rosso

come non vedere in quali mani caddero gli altari
da quale altare a disperdere nomi
su quale altare le Madri
in quale croce le mani

Come non volere che i professori del dolore
temano ancora per le vostre lacrime anime
lamine da mantenere affilate

Come non sapere che sotto ai sassi il loro sangue è vino
che in fondo al mare il loro pianto è un tango
che sotto al fango le mani...

Figlie di figli, Irregolari
Come non gridare per quale pianto gridano le Madri
e tutto il tango chiuso in un ritratto
a quante Madri le mani si colorarono di rosso

 

"PIÙ DI MILLE GIOVEDÌ, CANZONE PER CHI NON C'ERA" di Andrea Melis
PIÙ DI MILLE GIOVEDÌ,
BALLATA DI CHI NON C'ERA

Senza grida arrivano lente
dalle lacrime non sembrano tante
ma dagli occhi diresti un milione
è la forza di chi c'ha ragione

Per terra uno zero che non conta niente
ma resti lontano dal cerchio, sergente!
unite dall'odio per le nostre divise
temibili, forti, vincenti e derise

    arriveranno fin qui
    coi mille e più Giovedì
    e i loro circoli in terra
    bianco cammino di guerra

    Un fazzoletto alla testa
    altro che mille bandiere…
    non riusciremo a fermare i ricordi, sergente
    perché non hanno frontiere

- e allora cosa facciamo?

ciechi sordi e muti staremo
non si dirà proprio niente…
mi ha capito sergente?
né sulle loro memorie
né sulle macabre storie...
...poi l'avviserò io.

- ma potrei giurar che non c'ero e se c'ero dormivo e dormiva anche Dio!

Io le credo, davvero, sergente
un po' meno mi fido di Dio
ma rimane la storia del cerchio
e la gente col suo borbottio…

Si sussurra di monache sante
di un aereo e di morte volante
pare abbiano prove del salto…

Le ha mai viste sfilare dall'alto?

    Sembra proprio un vecchissimo ballo
    od un lento e lugubre giglio,
    le vedesse sergente che guaio:

    petali bianchi che piangono un figlio.

- ma ti giuro figliuolo non c'ero, ho l'anima linda che niente la sporca
ero ricco potente ma poi la sfortuna… e ora vogliono me sulla forca?

Si figuri che io neanche esistevo, sergente!
E la fortuna per noi nasce morta:
siamo in tanti a vent'anni lavando via merda
dalla nostra bandiera già sporca.

ma arriveranno fin qui

    coi mille e più Giovedì
    e i loro circoli in terra
     bianco cammino di guerra

    Un fazzoletto alla testa
    altro che mille bandiere…
    non riusciremo a fermarle, sergente
    perché non hanno frontiere.

 
"24 de Marzo de 2001" poesia di Susana Corradetti, poetessa argentina, scritta nel giorno del 25° anniversario del Golpe militare in Argentina. Documento giuntoci per gentile iniziativa di Gianni Loy, che ringraziamo.

24 de Marzo de 2001

Veinticinco años
Y ellos todavía vivos...
Vivos los que mataron
Vivos los que nunca aparecieron
Vivo el dolor de madres y abuelas
Vivos los que se atrevieron a pasar por el Nunca Más
Memoria Viva
Hijos como testimonio viviente
De la simiente que quisieron extirpar.


Bodas de plata con la muerte
La plata del saqueo
La Plata de la noche de los lápices
La plata de una deuda que seguimos pagando
En pesos y en recuerdo
Hasta el Juicio Final

Y morimos cada vez que alguien dice:
"Ojalá volvieran los militares"
Y morimos cada vez que aceptamos una coima
Vendemos lo que no es nuestro Encerramos a un "cabecita" hasta que cae bajo el peso de
/los golpes.
Morimos al decir "este país"
Y cuando deja de dolernos la injusticia.

Susana Corradetti (*)

 

 

 

(*) Poetessa argentina, avvocato e docente di Diritto del lavoro.

24 marzo 2001.

Venticinque anni
Ed essi ancora vivi
Vivi coloro che uccisero
Vivi coloro che non apparvero mai
Vivo il dolore di madri e nonne
Vivi coloro che ebbero l'audacia di passare per il Mai Più
Memoria Viva
Figli come testimonianza vivente
Della semente che cercarono di estirpare.

Nozze d'argento con la morte
L'argento del saccheggio
L'Argento della notte delle matite
(*)
L'argento di un debito che continuiamo a pagare
Con i pesos e con il ricordo
Sino al Giudizio Finale.

E moriamo ogni volta che qualcuno dice:
"Magari tornassero i militari"
E moriamo ogni volta che accettiamo un mancia da
/biscazzieri
Vendiamo ciò che non è nostro
Rinchiudiamo un provinciale
(**) sino a farlo cadere a
/forza di botte.
Moriamo nel dire "questo paese"
(***)
E quando non avvertiamo più dolore di fronte all'ingiustizia.

(*) La notte delle matite è un episodio avvenuto durante la dittatura: a Città del La Plata, una cittadina a 50 chilometri da Buenos Aire, un gruppo di studenti che reclamavano biglietto gratuito di trasporto urbano, furono imprigionati dalla polizia e furono fatti sparire.

(**) "Cabecita negra" è un termine dispregiativo con il quale si indicano gli abitanti delle altre province immigrati a Buenos Aires.

(***) L'espressione sottende la seguente: questo paese … di merda.

Gianni Loy

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