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Massimo Carlotto si è imposto un preciso impegno letterario,
quello cioè di scongiurare la rimozione di una coscienza politica,
Meglio ancora, di evitare la supina accetazione (e cito il
Pasolini delle "Lettere Luterane") "tanto più colpevole
quanto più inconsapevole, della violenza degradante e dei
veri, immensi genocidi del nuovo fascismo".
Sia "il Fuggiasco" (resoconto
della propria condizione di latitante), sia i due noir "La
Verità dell'Alligatore" e "Il
Mistero di Mangiabarche" (tutti pubblicati dalle edizioni
romane e/o) ma soprattutto il suo ultimo lavoro "Le
Irregolari", sono libri che vivono dell'impellente necessità
di educare il lettore (educare senza propositi didascalici)
al senso di giustizia, piuttosto che al desiderio di morte
tipico delle strutture di potere.
COME DOBBIAMO INTENDERE << le IRREGOLARI >> ? UN VIAGGIO NELL'ARGENTINA
POST-DITTATURA, DOVE UNA FRAGILE DEMOCRAZIA FA ANCORA DA SCHERMO
A INFILTRAZIONI DI REGIME, O UN PELLEGRINAGGIO DELLA COSCIENZA
CON VENT'ANNI DI RITARDO?
Entrambe le cose ma non solo. Le irregolari con le loro
storie lacerano silenzi colpevoli e denunciano complicità
interessate, ristabiliscono (per una memoria collettiva sempre
più confusa e distante) le differenze tra vittime e carnefici
per riaffermare il principio che l'impunità non è un destino
ineluttabile per i potenti, i torturatori e gli assassini.
E' DAVVERO INEVITABILE CHE LA STORIA
DELLA TUA GENERAZIONE (DEI SOGNI E DELLE SPERANZE DELLA TUA
GENERAZIONE) DEBBA PASSARE ATTRAVVERSO IL RICORDO E LA COMMEMORAZIONE
DEI DESAPARECIDOS DI TUTTO IL MONDO (NON SOLTANTO ARGENTINI)
ED IL RISPETTO DI CHI CERCA ANCORA GIUSTIZIA?
Si tratta indubbiamente di una visione parziale ma purtroppo
inevitabile perché le ferite della mia generaizione (non solo
quelle della memoria) sono ancora dolorosamente aperte e le
istanze di giustizia sono quelle di sempre. Di fatto è una
generazione che non ha ancora chiuso i conti con il passato
e troppi sono ancora i destini ancora in sospeso...
CITO UN PASSO DEL LIBRO:<< L'unico
modo per capire Buenos Aires è spiare nel buco della serratura
(...) la facciata è giustio una truffa per i turisti di passaggio>>.
E' UNA REGOLA QUESTA VALIDA ANCHE PER LE CITTA' DELLA DEMOCRAZIA
CONSOLIDATA?
Si, Buenos Aires è una vecchia e saggia puttana che si è
rifatta il trucco a forza di sorrisi, tango e bistecche per
rassicurare i turisti che la dittatura è solo un brutto ricordo.
Ma, ovunque, osservare dal buco della serratura è l'unico
modo per cogliere la realtà. Quella vera. Una buona abitudine
insomma.
UN PUNTO DEL TUO ROMANZO MI HA COLPITO.
E' QUANDO FAI DIRE A UN TESTIMONE (TUTTI GLI ARGENTINI SOPRAVVISSUTI
SONO, AHIME', DEI TESTIMONI): << Vengono in tanti qui a Buenos
Aires (...) annusano l'enormità dell'orrore per non rimanere
coinvolti si nascondono nei labirinti di Borges(...) io no
me la sento di nascondrmi dietro Borges >>. COS'E' QUESTO?
UN SEGNO DI DISTINZIONE TRA LETTERATURA E DENUNCIA POLITICA?
Più che altro tra letteratura e letteratura. Diversi scrittori
(alcuni noti come democratici, progressisti o addirittura
di sinistra) non solo non si schierarono contro la dittatura,
ma addirittura accettarono inviti a cena dal generale Videla.
Eppure sapevano quello che accadeva in Argentina. A mio avviso
questo non può essere dimenticato, nemmeno di fronte alla
bellezza di "CARME PRESUNTO". E non si tratta certo di estremismo
politico o letterario, ma solo ricordare che Soriano ha preferito
l'esilio e Haroldo Conti, autore di "NUDESTE", forse il più
bel romanzo argentino del Novecento, è ancora desaparecidos.
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