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Estela Carlotto, presidentessa delle Nonne di Plaza de Mayo,
è una delle donne più famose d'Argentina. Cittadina Italiana,
maestra elementeare in pensione, rappresenta da oltre vent'anni
le madri e le nonne dei giovani scomparsi durante la sanguinosa
dittatura militare che terrorizzò il paese sudamericano dal
1976 al 1983.
CHI SONO LE NONNE DI PLAZA DE MAYO?
La dittatura argentina non solo portò via i nostri figli
facendoli sparire nel nulla, ma sequestrò anche i nostri nipoti
in tenera età, trattandoli come bottino di guerra, regalandoli
alle famiglie di militari o vendendoli al miglior offerente.
Noi Nonne cerchiamo verità e giustizia per i nostri figli
desaparecidos, ma soprattutto cerchiamo di ritrovare i nostri
nipoti perché vengano restituiti alle loro famiglie biologiche.
Finora ne abbiamo trovati una sessantina e non tutti in vita,
purtroppo: la dittatura non ha avuto nemmeno pietà dei bambini.
LEI CHI STA CERCANDO?
Mio nipote Guido, che da poco ha compiuto diciannove anni.
E' nato, come tanti, in un campo di concentramento cladestino.
Mia figlia Laura era stata sequestrata incinta di due mesi
e tenuita in vita fino al parto proprio per poterle portare
via il bambino. Anni dopo, attraverso le testimonianze di
alcuni sopravvissuti, ho potuto ricostruire la sua prigionia
e conoscere con esatezza la data del parto e il nome che aveva
scelto per il bambino. Fu assassinata due mesi dopo.
COME MAI I MILITARI NON ELIMINAVANO
SUBITO LE PRIGIONIERE?
Impadronirsi dei figli dei desaparecidos era un aspetto
preciso della metodologia repressiva dei golpisti argentini.
Da un lato serviva a seminare terrore in quanto la gente si
rendeva conto che chiunque poteva sparire, dall'altro serviva
come deterrente per i famigliari dei prigionieri che, spesso,
hanno preferito non denunciare la scomparsa dei loro cari
agli organismi internazionali, pensando erroneamente di salvare
loro la vita.
QUANDO SI E' UNITA ALLE NONNE DI PLAZA
DE MAYO?
Subito dopo l'omicidio di Laura, nell'agosto del 1978. Fu
importante condividere il dolore con altre donne nella mia
situazione. Ci presentammo in piazza con le madri e dovemmo
sopportare violenze e soprusi di ogni tipo, ma alla fine riuscimmo
a far conoscere al mondo il dramma dei nostri figli e nipoti.
Riuscimmo anche ad organizzarci in un'associazione e iniziare
la ricerca per conto nostro.
LA DITTATURA CADDE NEL 1983. COME
MAI CERCATE ANCORA I NIPOTI?
Allora eravamo certe che la democrazia ci restituisse i nipoti
e punisse gli assassini dei nostri figli. Non accadde nulla
di tuto questo. E i nostri nipotini rimasero nelle loro mani.
Per ognuno di loro che è stato ritrovato e restituito alla
famiglia biologica è stato necessario un lungo lavoro investigativo
e giudiziario. Spesso di fronte a giudici ancora conniventi
con la dittatura.
COME E' POSSIBILE ACCERTARE CON ESATEZZA
LA PATERNITA' DI RAGAZZI NATI IN PRIGIONIA DA GENITORI ASSASSINATI?
Attraverso l'esame del DNA. La nostra associazione ha costituito
presso un ospedale della capitale una banca con i dati genetici
delle famiglie dei desaparecidos.
MOLTI DI QUESTI RAGAZZI HANNO ORMAI
VENT'ANNI. HA SENSO CERCARLI ANCORA?
Certo. Ogni essere umano ha diritto a conoscere la verità
sulla propria identità. L'anno scorso ne abbiamo ritrovato
uno che addirittura si era sposato ed era diventato padre
a sua volta. La realtà è che questi ragazzi sono stati rapiti
e i loro genitori orribilmente assassinati. Noi Nonne oggi
li cerchiamo, invitandoli a venire alla nostra sede per l'esame
del DNA.
IL 17 GIUGNO SI TERRA' A ROMA L'UDIENZA
PRELIMINARE DEL PROCESSO CONTRO I MILITARI ARGENTINI ACCUSATI
DELL'UCCISIONE DI CITTADINI ITALIANI. LEI COSA SI ASPETTA?
Giustizia per mia figlia Laura e un aiuto concreto per ritrovare
mio nipote. Come cittadini italiani hanno diritto a essere
tutelati dalla giustizia di questo Paese. Le prove delle responsabilità
dei militari sono incofutabili. Si tratta solo di avere la
volontà politica di arrivare a un giudizio. Il nostro obiettivo
è di trasformare l'Argentina in un grande carcere dal quale
i responsabili dei massacri non possano uscire senza la certezza
di essere perseguiti da mandati di cattura internazionali.
Non è molto, ma dobbiamo accontentarci.
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