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L'AUTORE RACCONTA (INTERVISTE)

INTERVISTA AD ESTELA CARLOTTO, PRESIDENTESSA DELLE NONNE DI PLAZA DE MAYO Massimo Carlotto
(La Provincia, 20 Aprile 1998)

Estela Carlotto, presidentessa delle Nonne di Plaza de Mayo, è una delle donne più famose d'Argentina. Cittadina Italiana, maestra elementeare in pensione, rappresenta da oltre vent'anni le madri e le nonne dei giovani scomparsi durante la sanguinosa dittatura militare che terrorizzò il paese sudamericano dal 1976 al 1983.

CHI SONO LE NONNE DI PLAZA DE MAYO?

La dittatura argentina non solo portò via i nostri figli facendoli sparire nel nulla, ma sequestrò anche i nostri nipoti in tenera età, trattandoli come bottino di guerra, regalandoli alle famiglie di militari o vendendoli al miglior offerente. Noi Nonne cerchiamo verità e giustizia per i nostri figli desaparecidos, ma soprattutto cerchiamo di ritrovare i nostri nipoti perché vengano restituiti alle loro famiglie biologiche. Finora ne abbiamo trovati una sessantina e non tutti in vita, purtroppo: la dittatura non ha avuto nemmeno pietà dei bambini.

LEI CHI STA CERCANDO?

Mio nipote Guido, che da poco ha compiuto diciannove anni. E' nato, come tanti, in un campo di concentramento cladestino. Mia figlia Laura era stata sequestrata incinta di due mesi e tenuita in vita fino al parto proprio per poterle portare via il bambino. Anni dopo, attraverso le testimonianze di alcuni sopravvissuti, ho potuto ricostruire la sua prigionia e conoscere con esatezza la data del parto e il nome che aveva scelto per il bambino. Fu assassinata due mesi dopo.

COME MAI I MILITARI NON ELIMINAVANO SUBITO LE PRIGIONIERE?

Impadronirsi dei figli dei desaparecidos era un aspetto preciso della metodologia repressiva dei golpisti argentini. Da un lato serviva a seminare terrore in quanto la gente si rendeva conto che chiunque poteva sparire, dall'altro serviva come deterrente per i famigliari dei prigionieri che, spesso, hanno preferito non denunciare la scomparsa dei loro cari agli organismi internazionali, pensando erroneamente di salvare loro la vita.

QUANDO SI E' UNITA ALLE NONNE DI PLAZA DE MAYO?

Subito dopo l'omicidio di Laura, nell'agosto del 1978. Fu importante condividere il dolore con altre donne nella mia situazione. Ci presentammo in piazza con le madri e dovemmo sopportare violenze e soprusi di ogni tipo, ma alla fine riuscimmo a far conoscere al mondo il dramma dei nostri figli e nipoti. Riuscimmo anche ad organizzarci in un'associazione e iniziare la ricerca per conto nostro.

LA DITTATURA CADDE NEL 1983. COME MAI CERCATE ANCORA I NIPOTI?

Allora eravamo certe che la democrazia ci restituisse i nipoti e punisse gli assassini dei nostri figli. Non accadde nulla di tuto questo. E i nostri nipotini rimasero nelle loro mani. Per ognuno di loro che è stato ritrovato e restituito alla famiglia biologica è stato necessario un lungo lavoro investigativo e giudiziario. Spesso di fronte a giudici ancora conniventi con la dittatura.

COME E' POSSIBILE ACCERTARE CON ESATEZZA LA PATERNITA' DI RAGAZZI NATI IN PRIGIONIA DA GENITORI ASSASSINATI?

Attraverso l'esame del DNA. La nostra associazione ha costituito presso un ospedale della capitale una banca con i dati genetici delle famiglie dei desaparecidos.

MOLTI DI QUESTI RAGAZZI HANNO ORMAI VENT'ANNI. HA SENSO CERCARLI ANCORA?

Certo. Ogni essere umano ha diritto a conoscere la verità sulla propria identità. L'anno scorso ne abbiamo ritrovato uno che addirittura si era sposato ed era diventato padre a sua volta. La realtà è che questi ragazzi sono stati rapiti e i loro genitori orribilmente assassinati. Noi Nonne oggi li cerchiamo, invitandoli a venire alla nostra sede per l'esame del DNA.

IL 17 GIUGNO SI TERRA' A ROMA L'UDIENZA PRELIMINARE DEL PROCESSO CONTRO I MILITARI ARGENTINI ACCUSATI DELL'UCCISIONE DI CITTADINI ITALIANI. LEI COSA SI ASPETTA?

Giustizia per mia figlia Laura e un aiuto concreto per ritrovare mio nipote. Come cittadini italiani hanno diritto a essere tutelati dalla giustizia di questo Paese. Le prove delle responsabilità dei militari sono incofutabili. Si tratta solo di avere la volontà politica di arrivare a un giudizio. Il nostro obiettivo è di trasformare l'Argentina in un grande carcere dal quale i responsabili dei massacri non possano uscire senza la certezza di essere perseguiti da mandati di cattura internazionali. Non è molto, ma dobbiamo accontentarci.

 

 

 

 

 
 

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