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Per valutare un periodo, per dire se è buono o cattivo, dovremmo pesare
le notizie buone e quelle cattive. Siamo già due a uno per le notizie che non vorremmo sentire. Eppure ci sono strumenti per diffendersi da tutto questo, per diffondere la memoria e non farsi minacciare dai Comando Massera di turno che vuole un modno dove la dignità umana è lo straccio per pulire i suoi stivali. Pensate ai libri come LE IRREGOLARI - Buenos Aires Horror Tour - di Massimo
Carlotto, oppure al recente Guatemala Nunacamàs - il genocidio della popolazione
Maya nella denuncia della Chiesa cattolica e nel rapporto ONU. "Difendete quella falsità dei diritti umani, però sappiate che i vostri figli erano dei pazzi ebrei e terroristi di merda che non avrebbero dovuto avere l'orgoglio di essere nati in un paese glorioso come è la patria nazionale cristiana argentina..." Questa è un'altra delle frasi del Massera Fan Club. Non credo che delle donne che hanno visto scomparire nel nulla e non tornare mai più i propri figli e le proprie figlie, i nipoti rapiti, gli amici e le amiche, i fidanzati e le fidanzata dei loro cari, non credo proprio che si faranno intimidire, dopo aver combattuto per tanti anni, proprio sotto la dittatura di quel macellaio di Massera e dei suoi soci. Il libro di Carlotto, che ha ispirato il terzo incontro della "Parola Immaginata" ideata da Stefano Tassinari, racconta usando in forma di romanzo, di diario, di esperienza diretta, la storia dell'Argentina della dittatura attraverso la storia presente, quotidiana di chi è sopravvissuto, di chi ancora cerca la verità sul proprio caro, dei figli che hanno scoperto che i loro genitori che credevano naturali, in realtà erano i carnefici dei veri, autentici genitori. "Il ventidue ottobre del 1977, una patota sfondò la porta di casa dell'architetto
ventottenne Maria Cristina Da Re in calle Riglos trecentossessantanove.
Unica testimone del sequestro fu la nonna, Italia Menegon..." Questa è l'Argentina post-dittatura, del nunzio apostolico Pio Laghi che così parlò dei generali: "ognuno ha la sua parte di responsabilità, la Chiesa e le forse armate; la prima è inserita nel processo di riorganizzazione nazionale e accompagna le seconde", oppure l'ambasciatore italiano che telefonava alla polizia per far allontanare quegli italiani o italo - argentini che suonavano all'ambasciata per chiedere salvezza. Il libro di Carlotto vi racconta dell'Argentina moderna, dove le madri
e le nonne di Plaza di Mayo sono l'unica forma di opposizione e di critica
al governo pseudo - democratico argentino. E' la storia di queste vecchie
puttane, come le apostrofano gli esaltati figli di "brave persone", la
storia di donne a cui è stato negato di assistere alla crescita dei figli
e dei nipoti, di poter riposare con accanto l'affetto delle loro famiglie.
E' stato negato ciò che era loro diritto: si faranno forse spaventare
dal Comando Massera? Questo libro ci insegna che si può combattere, che si deve combattere per non leggere più storie come queste: "Il numero venti di calle Junin. Al secondo piano vivevano una volta Graciela Clarisa Monari e suo marito Eduardo Guillermo Poyastro. Entrambi nati nel'50. Lei a febbraio. Lui a giugno. Vennero sequestrati il venticinque novembre 1976. Di loro non si è saputo più nulla". |
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