IL FUGGIASCO
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INTRODUZIONE

Ho un passato ingombrante. Per metterlo da parte e pensare finalmente al futuro ho dovuto usare cinque grandi cassa di legno. In una settimana di meticoloso lavoro, ho archiviato novantasei chili di atti giudiziari, migliaia tra lettere e telegrammi, centinaia di articoli di giornale, decine di videocassette di programmi televisivi - da Telefono Giallo a Portobello, da MIxer a Il Coraggio di Vivere. Le cinque casse che adesso stanno in cantina, conservano la documentazione dei miei ultimi diciotto anni di vita. Quasi metà della mia esistenza.

Sono un caso giudiziario, il " caso Carlotto ". Per strada, in treno, in aereo, quando qualcuno mi riconosce mi apostrofa con un: "Ehi, ma lei è il caso Carlotto!". Oltre ad essere ricordato come il più lungo e controverso caso della giustizia italiana, vengo studiato all'Università come caso limite. E irripetibile. Nessun cittadino potrà ripercorrere il mio iter processuale. E' tecnicamente impossibile. Questo fa di me un caso umano. Un rarissimo esempio di sistematico accanimento del destino. Cinico e baro, ovviamente. Anche se penso che la sfiga non sia contagiosa, ho voluto chiarire subito questo fondamentale aspetto della mia vicenda per darvi la possibilità di decidere, in tutta serenità, se continuare o meno la lettura.

Mi è capitato di tutto dal 20 Gennaio 1976, quando mi presentai ai Carabinieri per testimoniare su un delitto, al 7 Aprile 1993, giorno in cui il Presidente della Repubblica ha deciso di chiudere il caso con un provvedimento di grazia. Ho passato sei anni in galera, ho subito 11 processi che hanno investito ogni possibile grado di giudizio del nostro ordinamento (Corte Costituzionale compresa), hanno coinvolto ottantasei giudici e cinquanta periti, e per finire ho rischiato di morire per una malattia contratta in carcere [...]

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LA PRIMA PAGINA

 

"Che cosa sognavi
quando lasciasti la terra
testa in basso
gambe all'aria
precipitato nel vuoto
con la bocca aperta?"

 

La mia vita di latitante terminò un giorno di gennaio del 1985, quando Melvin Cervera Sanchez, giovane avvocato di buona famiglia e grandi speranze, decise di interrompere il nostro rapporto professionale vendendomi ai Federales.

Era il mio coyote. In Messico per ottenere qualsiasi tipo di documento (anche se ne hai pienamente diritto, ad esempio perché sei messicano) ti devi rivolgere a questi signori, così chiamati per la loro spiccata sensibilità umana e professionale, che in cambio di denaro risolvono i tuoi problemi con la burocrazia statale. Il coyote non va confuso con il pollero, altra figura di rilevanza nazionale, che si occupa in vece dell'espatrio clandestino negli Estado Unidos. Decisamente più esoso del primo, per la sua prestazione pretende dai clienti tutti i loro averi e poi gli stipa in camioncini scassati. Nove volte su dieci, gli abbandona in pieno deserto (dal lato messicano del confine, ovviamente) oppure nei pressi dei passaggi pattugliati da guardie di confine statunitensi, opportunamente avvertite, perché il pollero adora essere pagato in dollari.

Avevo deciso di rivolgermi a un coyote perché ero stanco di girare il mondo con visti turistici.

Volevo fermarmi realizzando quello che è il sogno di ogni latitante: rinascere con un'altra identità e iniziare una nuova vita.

 

© Copyright 1994 by Edizioni e/o - Roma

 
 
RECENSIONI E INTERVISTE:

In questa sezione raccoglieremo tutta la rassegna stampa relativa al romanzo man mano che i pezzi usciranno. E' da considerarsi perciò in costante aggiornamento.
Se avete recensioni da segnalarci le pubblicheremo quanto prima! Grazie.

DATA
TITOLO E AUTORE
TESTATA
16-01-1995
CITTADINI COSI', SENZA FRONTIERE E SENZA QUIETE - GOFFREDO FOFI
04-03-1995
LATITANTE PER CASO - GABRIELE ROMAGNOLI
03-02-1995
E DOPO LA GRAZIA DIVENTA SCRITTORE - ANGELO GUGLIELMI
02-02-1995
MANDATO DI CATTURA - GIANFRANCO CAPITTA
07-04-1994
MASSIMO CARLOTTO AD UN ANNO DALLA GRAZIA - FRANCESCA VISENTIN
16-01-1995
COSI' MASSIMO FUGGI' E DIVENTO' "BERNARD EL GORDO" - ANTONELLA FEDERICI
19-01-1995
IL FUGGIASCO: LA LIBERTA' HA IL VOLTO DI UNA DETENUTA SIMBOLO - ANGIOLA BELLU
07-04-1994
CARLOTTO, PROCESSO ALLA GIUSTIZIA - Alessandro di Bussolo.
19-01-1995
QUANDO LA GIUSTIZIA IMPAZZISCE - Angiola Bellu.
02-02-1995
INTERVISTA ALL'AUTORE DEL FUGGIASCO - Maria Paola Masala
MISCELLANEA INTERVISTE:

<< Per strada la gente mi ferma dicendo: -Ah, lei è il caso Carlotto - e i miei amici per scherzo hanno iniziato a soprannominarmi "Caso". L'eccezionalità del mio processo, che resta unico a livello europeo, è dovuta anche all'interesse e alla partecipazione che c'è stata da parte dell'opinione pubblica. Ci sono sempre state due verità, due atteggiamenti che si contrapponevano, quello "colpevolista" della magistratura e quello "innocentista" della gente. Lo stesso provvedimento di grazia ha avuto un iter eccezionale, arrivando senza pentimento né richieste da parte mia, in soli tre mesi, per merito della raccolta di 18 mila firme e della mobilitazione internazionale dei vari Comitati nati in mio sostegno. La Grazia è stata in realtà un intervento riparatore...e mi ha salvato la vita, perché in carcere sarei sicuramente morto. >>

Massimo Carlotto

FRANCESCA VISENTIN - IL MATTINO DI PADOVA, GIOVEDI' 7 APRILE 1994.

<< Ho sempre vissuto tutta la vicenda in modo che diventasse utile anche per altri, e questo credo abbia contribuito a creare un clima di grossa antipatia nei miei confronti da parte dei magistrati. Ma anche su queste basi è nato il Comitato Carlotto, unico esempio europeo di solidarietà giuridica >>

Massimo Carlotto

FRANCESCA VISENTIN - IL MATTINO DI PADOVA, GIOVEDI' 7 APRILE 1994.

<< Secondo me alla fine della mia vicenda non ci sono stati vincitori. NOn ha vinto la giustizia né il sottoscritto. >> Carlotto ha le idee chiare su chi può aver intralciato od omesso particolari importanti per l'accertamento della verità, ritiene che soprattutto una cosa lo abbia danneggiato: << la scomparsa dei reperti dall'istituto di medicina legale di Padova. Le macchie di sangue di tipo B, che non apparteneva a nessuno della casa della vittima e nemmeno a me; e poi del famoso capello, mai periziato, trovato tra le unghie di Margherita Magello. Due particolari che avrebbero potuto scagionarmi. >>

Massimo Carlotto

Il GAZZETTINO DI PADOVA del 7 aprile 1994

Sull'autoironia: << Credo che l'autoironia abbia rappresentato per me in questi anni un rifugio, una difesa, un incentivo al distacco che tanto avrei voluto dai miei giudici. Giudicatemi razionalmente, solo sui fatti, anzi sugli indizi... >>

Massimo Carlotto

Marinella Rossi - IL GIORNO, 14 gennaio 1995.

Sulla Bulimia: << In quei lunghissimi anni ha rappresentato un'ancora. Mi aiutava a sopportare la tragedia. Mi consentiva di rendermi, per il resto, un uomo in guerra. Fatti qualsiasi tipo di violenza -come tutto quel gran mangiare - ma resisti. Iniziai ad ingurgitare come un imbuto dopo lo sciopero della fame nel carcere di Cuneo nell'agosto 1977 >>

Massimo Carlotto

Marinella Rossi - IL GIORNO, 14 gennaio 1995.

Sulle influenze artistiche: << Per il "fuggiasco" devo però ammettere che sono stato particolarmente influenzato dalla scrittura di molto asciutta del "Servabo" di Pintor>>

Massimo Carlotto

Diego Minozio - La Provincia, Giovedì 29 Giugno 1995.
LE CURIOSITA' :
IL TITOLO PROVVISORIO DEL LIBRO FU INIZIALMENTE:
- BERNARD IL CICCIONE, NOTE AUTOBIOGRAFICHE DI UN LATITANTE PER CASO -
IL FUGGIASCO HA VINTO IL Premio del Giovedì degli scrittori e degli editori di Milano.
 
IN MESSICO LA POLIZIA CERCAVA UN TAL MASSIMO CARLOTTI, AUTORE DELL'OMICIDIO DI DUE POLIZIOTTI.MI HANNO PRESO E INCARCERATO. NON È STATO FACILE DIMOSTRARE CHE ERO CARLOTTO E NON CARLOTTI!
 
PER RENDERE PIÙ CREDIBILI I MIEI TANTI TRAVESTIMENTI DA FUGGIASCO, OGNI ANNO ERO COSTRETTO A FESTEGGIARE 5 O 6 COMPLEANNI.
 
In Messico f u m a v o Le Maple, sigarette al miele.. Erano dolcissime.