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Il Nordest «nero» narrato da Carlotto
di Alessandra Milanese (apparso su L'Arena di Verona del 09 Aprile 2001)



Quando la letteratura vuol essere denuncia di una società corrotta. E ci riesce. L'intento è di Massimo Carlotto, scrittore di una generazione segnata (classe 1956). L'avallo di un giornalista, Beppe Muraro di RaiTre che con l'età lo rincorre (1957).
L'occasione dell'incontro la presentazione dell'ultimo libro di Carlotto Arrivederci amore, ciao (edizioni e/o, pp. 215, L. 26.000) alla libreria «La Prosivendola». Lo scrittore si presenta in modo che più semplice non si può: jeans, maglietta azzurra come i suoi occhi, scarpe sportive, un sorriso quasi timido. Arriva persino in anticipo; chi fa aspettare una piccola folla capace di tante domande interessanti e curiose, è Beppe Muraro, giornalisticamente trattenuto in redazione dalle notizie dell'ultima ora. Ma anche lui è subito capace di intrecciare con il pubblico un rapporto autentico senza snobismi ed esibizionismo.

Sono due postsessantottini che, forse, in qualche ideale ci credono ancora, anche se si trovano a presentare un personaggio, Giorgio Pellegrini - il protagonista del libro di Carlotto - che a modelli elevati non aspira affatto. Anzi è, in una parola, una carogna.

Ex-terrorista, ex guerrigliero, deciso a cambiar vita rinnega ciò cui ha aderito solo perché gli faceva comodo e per «emergere» è pronto a tutto. A tradire gli antichi compagni e le proprie donne, ad approfittare dei deboli, a commettere ogni crimine fino all'omicidio.

Ma non ha un sentimento positivo questo personaggio, abbiamo chiesto? No, perché nella tradizione del «noir», deve essere cattivo, anzi perfido, fino in fondo. Non per niente dipinge l'altra faccia dell'«alligatore», il protagonista dei libri precedenti di Massimo Carlotto, il suo alter ego Marco Buratti.

Allora, via con il «noir», anzi col nero profondo perché non potrebbe essere più scuro e crudele il cuore del Nordest narrato da Carlotto e, più in generale, quello dell'Italia patinata e rampante che esce dalle pagine di Arrivederci, amore, ciao.

E torniamo al punto di partenza: la denuncia. Ecco a cosa serve all'autore il romanzo di genere: a raccontare una realtà in cui il lettore attento riconosce fatti e personaggi, senza incorrere nelle querele.

«Lo scrittore fa anche il lavoro che sarebbe proprio del giornalista che, a causa delle conseguenze legali, si trova spesso e volentieri con le mani legate» ha chiosato Muraro. Evviva, allora, la fiction che, nel caso di Carlotto, è sostenuta, però, da un imponente lavoro di ricerca dato che lui intrecci, personaggi e trame li ricava direttamente dalla cronaca.

La conversazione tocca inevitabilmente la nuova malavita che, con e dopo Felice Maniero, si è incancrenita nelle pieghe delle Venezie. «E' Treviso il ventre molle del Nord Est» spiega Carlotto che, però, non è affatto legato a casa, dato che con le sue ricerche si è spinto fino in Argentina.

Laggiù, nella folta comunità italiana, ha costruito un libro per ragazzi che racconta la storia dei nipoti dei desaparecidos: i giovani che oggi hanno vent'anni e diventano finalmente protagonisti. Ma che ormai sono fatalmente divisi dall'Italia: il dramma della dittatura militare ha davvero scavato l'oceano con una madrepatria troppo assente.

di Alessandra Milanese

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