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Strade sgombre per una carogna
di
Marco Manca (apparso su L'Unione sarda del 31 Marzo 2001)



Poche epoche in Italia sono state longeve come il Sessantotto. Una data e un destino.
A distanza di 35 anni se ne continua a parlare con una frequenza che stupisce e ancora divide in favorevoli e contrari. Quasi più della Resistenza che pure fino a pochi anni fa era best-seller incontrastato.

Ma perché il Sessantotto? Perché l'Italia possiede il rarissimo talento di far durare tutto per troppo tempo e riesce a impantanarlo e così a svuotarlo? O invece perché la fiammata ribelle non fu solo politica ma investì costumi, culture, tradizioni, superstizioni, perché fu insomma un codice d'accesso ad una mentalità che ha lasciato sul campo innovatori intelligenti e disperati, bluffisti e ingenui?

Nell'ultimo romanzo di Massimo Carlotto (Arrivederci amore, ciao edito da E/O, lire 26.000) il protagonista è un sessantottino che ha sbordato negli anni immediatamente successivi partecipando al terrorismo e s'è portato in giro per il mondo l'accusa d'aver ucciso un metronotte. Accusa peraltro vera. Emarginato, tampinato dalle polizie di mezza Europa, Giorgetto Pellegrini è finito in Sudamerica, ha ripreso ad uccidere ed ha fatto di necessità virtù.

Visto che lo ritenevano un killer lo è diventato sul serio, s'è raffinato, ha denunciato i vecchi compagni ed ha incominciato a teorizzare il terrore come manifestazione perfetta dell'esistenza. Anche solo per potersene liberare e diventare una persona agiatamente inserita in un "paese normale".

Della serie il crimine paga finché non ti prendono. Ma poiché paga bene, tanto vale rischiare grosso. Nei suoi ultimi romanzi (tutti editi da E/O) Carlotto aveva disegnato il personaggio romantico dell'Alligatore, un detective a metà strada tra l'impacciato e l'idealista. Calmo, flemmatico e malinconico. Un po' come lui, per chi lo conosce.

Carlotto è un ragazzone alto e massiccio con un perenne velo di tristezza sarcastica sul volto. Ha partecipato al Sessantotto, è rimasto invischiato in una storiaccia di accuse d'omicidio e di pentiti e ne è uscito dopo lunghe, dolorose vicende giudiziarie. Tutto quel che da allora racconta, passa quasi sempre per un'esperienza impossibile da dimenticare.

Facile identificarlo con la bonomia arrabbiata del suo Alligatore che sorseggia scotch e ascolta blues. Più difficile cucirgli addosso i panni odiosi di quest'ultimo romanzo. In Arrivederci amore, ciao il punto di riferimento è infatti un killer. Un giovane uomo attraente che trascorre gran parte del suo tempo con il rumore dei suoi pensieri e con una pistola. Fino a pianificare una rapina miliardaria, giocata con il poliziotto che era stato il suo persecutore. E che aveva avuto abbastanza tempo per mostrarsi marcio e corrotto né più né meno come i pentiti che trattava.

«Avrei potuto usare un altro tipo di personaggio per scrivere questo mio romanzo - dice Carlotto - se ho usato questo è soprattutto per parlare di alcune scelte fatte da quella generazione. Volevo parlare della strategia dei ricatti all'interno dei processi per terrorismo. Sono molti i furbi che non hanno pagato il conto. Pellegrini è invece un puzzle di tre personaggi che ho scoperto studiando a lungo il fenomeno del pentitismo. Pellegrini come altri è uno che ha fatto scelte precise. Ha scelto consapevolmente di inserirsi nella società diventando un criminale a tutti gli effetti».

Capace di uccidere il suo migliore amico quando era in Sudamerica, di tradirne un altro e molti altri ancora pur di ottenere i benefici di legge riservati ai pentiti.
Nella finzione letteraria di Carlotto (così angosciante da essere vera) l'intreccio delle mafie del Nord est italiano con qualsiasi disperazione purché al suo servizio, è lucidissima. Ci sono i minatori rumeni che fecero da guardie del corpo a Ceausescu e che ora spezzano braccia quasi fossero grissini. Ci sono le vedove di mafia che si vendono per un pezzo di pane pur di andare a letto con un manager della cocaina.

«C'è soprattutto - dice Carlotto - una criminalità che non ha più interesse a ostentare il proprio potere ma cerca invece di mimetizzarsi, cambia la sua mentalità e da perdente si trasforma in lobbysta dell'economia globale».
«La criminalità della globalizzazione - continua Carlotto, che negli anni è diventato una sorta di superdetective delle mafie slave in Italia - rassomiglia a un cancro attaccato ad un certo tipo di economia che in molti casi viaggia tra legalità e il suo contrario. Cos'altro si deve pensare di quelle fabbriche che mandano a far cucire i loro jeans da comunità di cinesi che vivono a Milano, pagati in nero e fuori da ogni statistica?»

Il fenomeno, naturalmente non riguarda solo l'Italia. Quel che invece riguarda l'Italia è l'incapacità di dimenticare qualsiasi cosa sia legata alle diatribe politiche. (Resistenza, Sessantotto o anni Novanta, con il fenomeno di tangentopoli che trasformò in legge e privilegio le carriere dei pentiti). La consapevolezza che Giorgio Pellegrini viaggia passo passo nell'economia del Nord Est.

Insofferente alle tasse. Insofferente agli immigrati violenti. Così lontano e così vicino al Nord Est di Arriverderci amore, ciao che pianifica e si costruisce un piccolo impero di ristoratore pur essendo un pregiudicato. Che si fidanza. Arreda con gusto le sue abitazioni. E alla fine architetta amorevolmente l'omicidio della promessa sposa per non esser più costretto a usare le armi. E finalmente godere del benessere che le armi gli hanno procurato.

Marco Manca

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