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COME FAR CARRIERA MOLTO DISONESTAMENTE
di Marcello Benfante (per la rivista IL SEGNO)
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Il ricercato è un uomo (se questo è un uomo) che cerca a sua volta la propria vocazione e la scopre nel delitto, nell'esercizio di una cattiveria non sempre e non solo utilitaristica, ma praticata per diletto, per talento, attitudine, inclinazione. Un convertito senza pentimento, senza illuminazione, e anzi folgorato su una via di Damasco all'incontrario che gli indica, con l'abiura degli ipocriti miti giovanili, la perversa via del successo e dell'affermazione di se stesso in un mondo in cui il male è non solo arendtianamente banale ma perfino normale.

In questo senso Arrivederci amore, ciao non è soltanto un efficacissimo noir, ma anche un racconto filosofico che ha per tema la responsabilità morale e il libero arbitrio: una sorta di anti-Candido in cui il viaggio iniziatico dell'anti-eroe si compie tutto sotto il marchio - o meglio, la macchia - dell'infamia e della malvagità.

Giorgio Pellegrini, bergamasco, classe 1957, è uno dei tanti miles gloriosus che negli anni di piombo si era messo in testa il ghiribizzo di fare la rivoluzione e poi ha scoperto (come il protagonista dell'Allonsanfan dei Taviani, ma senza i travagli esistenziali di Imbriani/Mastroianni) di non credere più in ideali sbandierati solo per noia. Costretto a espatriare in seguito alla morte di un metronotte in un attentato dinamitardo, si rifugia in Centroamerica insieme a un amico e decide di fare l'eroe dei due mondi. Solo che la guerriglia è molto più dura e pericolosa di quanto non si pensasse nelle oziose chiacchierate al bar o in certe fanfaronesche assemblee.

Pellegrini dunque scopre che la sua vera vocazione è un'altra: mentire, costruirsi identità diverse, creare un alibi alla propria vigliaccheria tramite il travestimento, la continua falsificazione di se stesso. E soprattutto tradire (ma, paradossalmente, col suo animo nero da Jago, si sente turlupinato e defraudato quando scopre che le caramelle Otello della sua infanzia - divorate leggendo Salgari, come Julien Sorel leggeva Napoleone - non hanno più lo stesso sapore di una volta).

Quando gli ordinano di uccidere il suo compagno di fuga, divenuto ormai inaffidabile, si limita ad annuire e ad eseguire senza alcuna remora morale, anzi scoprendo l'eccitazione dell'assassinio, "il senso di meraviglia e di potere che si prova nel togliere la vita a un uomo tirando il grilletto".

Ma un conto è sparare proditoriamente alla nuca di una vittima inerme, e un altro e rischiare davvero la pelle in battaglia, pur nelle retrovie. Pellegrini allora decide di fuggire dall'inferno della giungla e tenta di riciclarsi facendo il gigolò con donne non più giovanissime, desiderose d'affetto, anche finto, e quindi estremamente vulnerabili. La scelta non è solo dettata da ragioni utilitaristiche: nella sua misoginia (che è soprattutto paura della donna autonoma) si scorge pure una componente di sadica gerontofilia che in seguito lo porterà a divenire l'amante-aguzzino della sfiorita vedova di un boss.

Questo improvvisarsi uomo da marciapiede per signore insoddisfatte è però un tirare a campare senza prospettive, un espediente per sbarcare il lunario in una prima fase del suo truce tirocinio. La svolta si presenta con l'opportunità di entrare nel "mercato delle infamità". È un ricatto molto facile: la sua impunità in cambio del silenzio. Da qualche parte, nell'ambiente pressappochista e parolaio della lotta armata, c'è sempre un irriducibile pronto ad accollarsi tutti i peccati del movimento rivoluzionario in nome della causa. Il prezzo da pagare è appena un po' di Purgatorio, un breve periodo di carcere, a San Vittore, proficuamente occupato facendo la spia e inserendosi con discrezione negli affari dei poliziotti corrotti.

Ma la riacquistata libertà serve a ben poco senza una lira in tasca. Pellegrini si rende conto di essere un marginale e vuole a tutti costi sottrarsi al letamaio della sua condizione, divenire rispettabile, vincente: "Quando vivevo in famiglia, prima di entrare nel movimento e farmi fottere il cervello, facevo parte della Bergamo bene. Ripensando a quanto avevo disprezzato e deriso quell'ambiente, mi veniva voglia di spaccarmi la testa contro il muro". L'unico modo per far soldi subito è darsi da fare con la malavita, che però è anche la via più veloce per tornare in carcere. Ma ecco la rivelazione, la terra promessa: il Veneto, frontiera selvaggia per pionieri senza scrupoli, eldorado dei vincenti, porta d'oriente da cui entra il flusso dei disperati, della manodopera clandestina da sfruttare nel nuovo sviluppo a-normale, senza regole, senza tasse, senza legge. Nell'espansione incontrollabile di un'economia semisommersa, una ricchezza di dubbie origini trova mille modi per riciclarsi con candeggi malcelati che in fondo sono un segreto di Pulcinella nel bengodi del così-fan-tutti e dei lap-dance dove nessuno è davvero innocente: "A parte gli ingenui e gli idioti, ho sempre pensato che quella gente non vedesse l'ora di farsi corrompere. La trappola delle ballerine e della cocaina rappresentava solo l'occasione per fare il salto e godersi la vita".

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