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di Claudia Bonadonna (apparso su Pulp n.30 di Marzo-Aprile 2001) |
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Parabola borghese? Tutt'altro. L'infido Pellegrini ha smarrito fin da
subito i suoi ideali rivoluzionari ripiegando prestissimo sull'unica causa
possibile: la sua. Condannato all'ergastolo in seguito ad un attentato
andato a male, ha riparato in Francia e si è poi perso nei meandri della
guerriglia sudamericana, eseguendo stancamente ordini di morte (il romanzo
si apre con l'indolente esecuzione di un compagno d'armi) e vivacchiando
di espedienti, possibilmente sulle spalle di facoltose e attempate vedove
fatalmente attratte dal suo fascino tenebroso e dalla sua giovinezza -
e per le quali lui stesso nutre perverse fantasie di dominazione. Rientrato
in Italia affamato di soldi e normalità, vende i suoi ex compagni al prezzo
di un consistente sconto di pena. Una rapina altamente militarizzata ad un furgone portavalori (che abbiamo già visto dal vero qualche anno fa lungo le strade ambrosiane) gli frutta il tanto necessario a comprarsi una nuova identità nell'opulento nord-est. Un paio di scomodi testimoni del suo passato sono l'ultimo ostacolo da eliminare (con ferocia e fantasia) per rinascere stimato professionista - un politico in ascesa come protettore (l'avvocato Sante Brianese, funesta miscela di italica furbizia e berlusconismo) e una moglie integerrima al fianco. Ancora una volta Carlotto non ci porta buone notizie. Laconico, quasi fugace, ci ha già illuminato sulle derive incontrollabili delle mafie dell'Est, sui percorsi scellerati della giustizia italiana, sulle collusioni insospettabili tra reparti speciali di polizia, finanza e malaffare. Stavolta, se possibile, alza il tiro, rimestando nel torbido dell'economia triveneta: un altro (un alto) giro di profitti, crimine e politica. Paradossalmente egalitario in nome dell'utile, disposto com'è a riciclare
tutto, persino lo scarto peggiore della lotta armata. Se il settentrione
laido e mercificato di Aldo Nove è quasi rassicurante nella sua grettezza,
quello di Carlotto ci stordisce per ambizione e consapevolezza d'intenti.
di Claudia Bonadonna |
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