![]() |
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
di Ermanno Paccagnini (apparso sul Corriere della sera del 22 Aprile 2001) |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
E' da qui che nasce il Carlotto scrittore: che affida a << Il fuggiasco >> un teso, vivace e anche ironico racconto-reportage sulla propria condizione di latitante << per caso >>. Una vicenda che lo segna anche come narratore, tornando spesso nei suoi romanzi la rivisitazione delle sue passate esperienze: sino a questo << Arrivederci amore, ciao >> che pone al centro proprio un personaggio di terrorista in esilio a Parigi e in Costarica, che decide di dettare le regole del gioco a ex compagni e poliziotti vendendo i primi ai secondi e giocando sporco pure con questi ultimi con, per solo fine, il sogno d'ogni latitante dichiarato nel Fuggiasco: << Rinascere e iniziare una nuova vita >>. E proprio il modo di rinascere del Giorgio Pellegrini di Arrivederci
amore, ciao (verso di << Insieme a te non ci sto più >> della Caselli)
segna un percorso nuovo nella narrativa di Carlotto. Due filoni da lui
seguiti sin qui. << Arrivederci amore, ciao >> segna come un ponte tra i due momenti: in quanto romanzo che alle movenze proprie del poliziesco accompagna ambientazioni e tematiche da sguardo su alcune realtà odierne, come il problematico mondo dei fuoriusciti politici e certe utopie guerriglier -terzomondiste, << la riabilitazione >> e il reinserimento, gli inestricabili e ricattatori legami col mondo degli inquirenti, gli << infami >>, il Nord-Est. La novità più accentuata risiede nella costruzione del personaggio: un animo nero, un cattivo allo stato puro che sceglie il male senza cedimenti, si pur necessitato dal doverlo praticare per liberarsi dal passato. Una vera carogna senza morale che accumula un certo capitale con crimini e rapine coperte dalla polizia, è attratto dalle quarantenni che cerca di possedere e dominare in ogni modo, gode ad uccidere, pur di ricostruirsi una verginità politica e sociale e un posto nella buona società borghese. E per certi aspetti è proprio questo il punto debole del romanzo: soprattutto nella prima parte dove la violenza (sanguinaria o sessuale) è gestita allo stato puro, in una successione di atti che non consente respiro (neppure stilistico, talora, considerata la scelta, peraltro consueta, di uno stile spezzato, paratattico); sicché la violenza sanguinaria da noir-noir si fa persino manieristica, nelle scene come nel linguaggio. Un andamento che si scioglie nella seconda parte, quando il protagonista si sposta a Treviso, recuperando alla narrazione certo sguardo da romanzo-verità, senza comunque abbandonare le movenze del romanzo d'azione. Qui Carlotto costruisce il vero ponte tra le due opzioni narrative, su cui merita continuare il lavoro di rifinitura. Senza però abbandonare (mi auguro) la figura dell'Alligatore. di Ermanno Paccagnini |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|