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La serata di «Amianto mai più» è
stata anche l’occasione per la presentazione ufficiale della Carta
delle rivendicazioni, documento nel quale l’Associazione esposti
amianto ha formulato le sue richieste agli organi governativi. «Il
dramma di Monfalcone ha fatto maturare la consapevolezza che solo il nostro
diretto impegno potrà portare a una soluzione della vicenda —
ha detto Alessandro Morena presentando il documento —, perciò
vogliamo giustizia e verità per le vittime, e che i responsabili
siano trovati e giudicati. Questa è la nostra battaglia principale».
Ecco le richieste della Carta: istituire a livello nazionale un fondo
per la ricerca, la diagnosi e la cura del mesotelioma; stanziare fondi
da destinare alle aree epidemiologiche; istituire un centro di ricerca
sulle patologie asbestocorrelate a Monfalcone, un centro che valga da
riferimento nazionale. Si chiede che tutti gli strumenti necessari possano
collaborare con le strutture dell’Azienda sanitaria, come radiologia,
radioterapia, medicina del lavoro. Nel frattempo, i soggetti a rischio
dovranno avere accesso gratuito a tutti gli strumenti di diagnosi.
Si chiede l’aggiornamento del censimento della presenza di amianto
nelle case e nelle fabbriche, e l’obbligo di bonifica e smaltimento
dell’amianto presente. Per questo viene chiesta la realizzazione
di appositi siti di stoccaggio, attualmente mancanti in regione, e operazioni
di bonifica gratuite. Si esige poi la modifica dei limiti previsti dalla
legge attuale per il riconoscimento dell’esposizione, e il passaggio
da Inail ad Asl locali come ente preposto al riconoscimento. Si chiede
inoltre la realizzazione del registro nazionale delle vittime. Si chiede
infine di intervenire contro l’uso ancora consentito di questo materiale
in Paesi europei e non, e di consentire l’adesione all’Unione
Europea solo ai Paesi che rinunceranno del tutto all’utilizzo dell’amianto.
E.O.
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