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MONFALCONE: un crimine di pace.


Desaparecidos d'amianto
Nella città dei cantieri navali una grande manifestazione con artisti e intellettuali chiede «verità e giustizia» per le molte vittime dell'amianto.

(Il Piccolo di Trieste del 16 settembre 2002)

 

Che tutto cominci in mezzo a un'esposizione di automobili è solo una casualità, qui, sulla piazza centrale di Monfalcone, la "città delle grandi navi da crociera", le più belle del mondo.
Ma che arrivi subito un messaggio dalle Madri di Plaza de Mayo, invece, casuale non lo è per niente. Lo manda Hebe de Bonafini alle Vedove dell'amianto:

«vi giunga la nostra solidarietà nella lotta che conducete per la condanna dei colpevoli della terribile contaminazione che ha provocato tante vittime. Noi Madri, che lottiamo da 25 anni, vi abbracciamo forte, vicine alla vostra lotta per la giustizia. Ni un paso atras! - non un passo indietro!».

A Monfalcone, infatti, il 14 settembre si parla di amianto, il killer dei polmoni, che, dai cantieri navali, ha infestato la città. E si parla, quindi, di morti, migliaia, in queste terre di confine dove, fin dall'inizio del secolo scorso, si lavorava in cantiere, portando professionalità e aggiungendo abitanti in questo che prima era un piccolo paese sul bordo del mare. E se ne parla con una grande manifestazione-spettacolo, «Amianto mai più», organizzata dall'Aea (Associazione Esposti Amianto) per il secondo anno consecutivo, che ci si augura possa diventare un appuntamento fisso per dire quello che non deve accadere mai più: morire di lavoro, in duemila negli ultimi vent'anni.

Si inizia nel pomeriggio, con uno strampalato e divertente corteo che gira per la città guidato dal gruppo musicale La Moranera, per poi finire in teatro, con una serata di grande spettacolo, in una sala gremitissima che ha lasciato molti fuori. Tutti presenti per ricordare che le vittime sono migliaia e che si muore ancora oggi, decine ogni anno, di mesotelioma, il terribile tumore che si svela anche dopo cinquant'anni di incubazione, che mangia la pleura e non lascia speranze. Non è facile, in realtà, saper coniugare davvero spettacolo, arte e politica. Qui, certo anche grazie al lavoro di chi ha curato e organizzato la giornata (oltre all'Aea, la regista, Velia Mantegazza e l'organizzatore Maurizio Camardi), ci sono indubbiamente riusciti.

Con la passione e l'impegno di chi ha avuto la capacità di capire l'enormità di questa storia, come lo scrittore Massimo Carlotto, altro animatore di quest'iniziativa, che ci tiene a evidenziarne il pregio «di riuscire a riunire sempre più artisti e intellettuali, non solo intorno alla memoria, ma alla speranza che Monfalcone diventi una specie di laboratorio dello sviluppo sostenibile». Arrivato qui qualche anno fa per scrivere un racconto sul territorio, Carlotto ricorda di essere stato immediatamente colpito dalla durezza e dall'ingiustizia di questa storia, «importante anche perché è una vicenda collettiva, di memoria di una generazione e di un luogo». E, visto che di mestiere racconta storie, di aver cominciato a scriverne, come ancora sta facendo e come ha fatto nel caso di Polvere, bellissima poesia interpretata, durante la serata, da Lucia Vasini, fra la commozione delle vedove in platea.

Una poesia che tutti dovrebbero ascoltare, almeno una volta, per capire le ragioni della storia. Nonostante in Italia l'amianto sia bandito per legge solo dal 1992, le conoscenze e le informazioni sulla sua pericolosità esistevano dagli anni `50. Eppure, qui come in molti altri centri industriali italiani, è stato usato e lavorato senza precauzioni, perché nei cantieri nessuno forniva agli operai le più semplici misure di sicurezza in un'ottica - è stato ripetuto più volte dal palco - «di puro e semplice profitto». Per questo, ormai quasi quattro anni fa, l'Aea e le Vedove dell'amianto hanno denunciato la Fincantieri per «omicidio colposo», chiedendo un processo che purtroppo tarda a arrivare. Lo ha ricordato anche il sindaco della città, Tiziano Pizzamiglio, presentando la serata: «l'unico rammarico è di non essere ancora riuscito a portare il caso Monfalcone alla ribalta nazionale. Mi resta un'ansia di legalità perché questi fatti non possono passare sotto silenzio e ci sono delle responsabilità precise».

Dopo di lui, e dopo il commovente intervento di Duilio Castelli - ex operaio e attuale presidente dell'Associazione locale, che dietro la ostinata vivacità nasconde la malattia latente nei polmoni -, una quindicina tra attori, scrittori, poeti, musicisti, si sono alternati sul palco, calibrando, ciascuno con il proprio linguaggio, il racconto di una vera e propria strage. Legandola anche al passato e al presente, ad altre stragi di vittime innocenti, come hanno fatto, con un pezzo di grande teatro, Bebo Storti e Renato Sarti - portando in scena un brano tratto da Mai Morti -, Gisella Bei - interpretando un testo di Erri De Luca su un ospedale di pazzi durante la guerra in Bosnia - e gli operai di Sesto San Giovanni, che dal palco hanno ricordato altre vittime dell'amianto, per le quali sperano giustizia il prossimo 18 settembre, quando sarà pronunciata la sentenza contro due ex dirigenti della Breda Fucine accusati della morte di sei lavoratori.

Poi la musica di Ricky Gianco, che per restare in tema ha cantato anche la sua celebre Il fiume Po, Maurizio Camardi e La Moranera. Sul palco anche Stefano Tassinari, con una ballata inedita e violenta sui crimini infiniti degli Stati Uniti, Loris Contarini, che ha anche letto un inedito di Carlotto, «costruirono le stelle del mare, li uccise la polvere, li tradì il profitto», e lo stesso Carlotto che ha poi ironizzato sul fatto che «solo a Monfalcone si continua a sostenere che non c'è rapporto tra amianto e mesotelioma». Grande intensità quando ha cantato Gino Paoli, monfalconese di nascita.

E' stata anche presentata la «Carta delle rivendicazioni», stilata dall'Aea, che chiede fondi adeguati per la ricerca, la prevenzione e la cura delle malattie correlate all'amianto, obbligo di censimento e bonifica per quello ancora presente sul territorio italiano, miglioramenti della legge nazionale esistente e una legge europea contro l'uso dell'amianto ancora consentito in alcuni paesi dell'Ue. E che chiede, soprattutto, come ha sottolineato Alessandro Morena presentandola, «verità e giustizia per le vittime».

 
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